domenica 6 novembre 2011

REPLICA ALL’ARTICOLO DI REPUBBLICA DEL 2 NOVEMBRE SCORSO SU CAMPO ASHRAF.

Di Elisabetta Zamparutti e Carlo Ciccioli, co-presidenti del comitato Iran libero

Accuse analoghe a quelle dell’articolo di Repubblica del 2 novembre scorso su Campo Ashraf erano state mosse, peraltro con una metodologia di inchiesta apparentemente “seria”, da Human Rights Watch nel 2005, in un dossier poi rigorosamente smentito (benché non dovesse nemmeno esservi bisogno di prove, tanto era incongruo) da un’indagine condotta da una delegazione del Parlamento europeo recatasi direttamente ad Ashraf. Ulteriori prove sull'inconsistenza sia del dossier sia dell'accusa di terrorismo verso i Mojahedin del Popolo Iraniano sono state portate allora da personalità internazionali che comprendono generali statunitensi operanti sul posto dal 2004 (allora tutti i residenti – circa 5.000 – furono individualmente interrogati dagli americani e chi volle abbandonare il Campo lo poté fare e così negli anni a venire), decine e decine di giuristi fra i quali Antonio Cassese, delegazioni del Parlamento Europeo e della Camera dei Lord, fino alle ripetute, univoche e definitive sentenze di tribunali britannici e della Corte di Giustizia delle Comunità Europee. Negli Stati Uniti da anni congressmen fra i più prestigiosi, un ex direttore dell'FBI, governatori di Stati, una Corte d'Appello federale chiedono, documenti alla mano, che si revochi anche da parte del Dipartimento di Stato quell'etichetta di "organizzazione terroristica straniera" che fu concessa dall'Amministrazione Clinton come gesto di appeasement verso Teheran. Nonostante tutto questo, i residenti di Ashraf, che hanno il solo torto di essersi battuti contro il regime dei mullah, devono ancora subire, periodicamente, delle ondate di fango.

Ma l’articolo ci offre l’opportunità di spiegare come sui 3.500 residenti incombe la minaccia di smantellamento del Campo entro la fine dell’anno di cui sarebbe bene occuparsi. Più volte il regime iraniano ha espresso questa volontà trovando puntuale eco nel Governo iracheno di Al-Maliki. Da ultimo il 31 ottobre, quando il Ministro degli Esteri iraniano Ali Akbar Salhei si è recato a Bagdad dove ha tenuto una conferenza stampa con il suo omologo iracheno Hoshyar Zebari che gli ha ribadito l’impegno a smantellare il campo entro il 2011.

Con la fine dell’anno le truppe americane lasceranno l’Iraq e con esso anche la tutela dei residenti che, va detto, ha evidenziato da tempo preoccupanti cedimenti che fanno il paio con il ritardo dell’Amministrazione Obama a dar seguito a quanto disposto dai giudici federali della Corte d’Appello del Distretto di Columbia per i quali non sussistono prove tali per cui i Mojahedin del Popolo Iraniano debbano rimanere nella lista nera americana dei terroristi.

 
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