lunedì 31 maggio 2010

Ancora una volta Israele è caduto come un pollo nella trappola del regime di Ahmadinejad.


Lacrime da coccodrillo del capo supremo, il mullah Ali Khamenei per i palestinesi di Gaza!!!!


Nel primo anniversario della grande rivolta popolare, L'Iran aveva bisogno di una grande crisi internazionale, nel teatro mediorientale, per sfuggire, sia sul piano internazionale che interno da due problemi fondamentali che lo stringono la gola: la bomba atomica e le tensioni interni. Ultimamente avevo detto che il regime dei mullah sta cercando di riaccendere il fuoco tra israeliani e i palestinesi in occasione dell'avvicinarsi del mese di giugno, il primo anniversario della grande rivolta popolare iraniano. Secondo le mie informazioni, Iran da tempo si stava impegnando per una ripresa della guerra tra israeliani e i palestinesi di Hamas attraverso cui stava pianificando una grande provocazione dell'Israele. I mullah di Teheran erano ben consapevoli che gli israeliani non avrebbero tollerato un intervento di cosi grandi proporzioni da parte delle forze pacifiste per cui attraverso i loro canali palestinesi hanno ordito e organizzato questa scampagnata fuori norma e fuori logica.
La storia recente ci insegna che ogni volta che Teheran è in seri difficoltà sul piano internazionale per la costruzione della sua bomba atomica subito ci si ripara sotto la gonna della causa palestinese e cerca di riaccendere il fuoco sia con il lancio dei Ghassam che con il bombardamento dei territori israeliani attraverso la forza terroristica di Hezbollah che a detta degli esperti del terrorismo è totalmente dipendente dal regime iraniano. Anche questa volta il vero vincitore di questo tragico evento è il regime di Ahmadinejad che si sente il padrone e il pioniere della causa palestinese. Ben sappiamo che in questo momento il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sta studiando delle severi sanzioni contro il programma atomico dell'Iran e grazie all'Occidente anche i russi e i cinesi si sono avvicinati alle posizioni americane accettando di accentuare le sanzioni che sono una legittima richiesta del popolo iraniano. D'Altronde ci stiamo avvicinando al primo anno dell'anniversario della grande rivolta popolare che ha visto la partecipazione di milioni di iraniani contro l'intero regime dei mullah dove sono stati uccisi centinaia di giovani tra cui Neda, Ashkan e Taraneh Moussavi. Naturalmente secondo il rito religioso islamico la gente intende commemorare i suoi caduti della libertà con delle cerimonie degne dei suoi caduti ed ogni cerimonia comporta un grande rischio per l'esistenza del regime. Per chi ha visto la rivoluzione del 79 come il sottoscritto ogni ricorrenza era una legittima occasione per incrementare le proteste e le manifestazioni. Purtroppo, oggi come un osservatore della questione iraniana devo ammettere che il regime iraniano ha vinto nelle sue maligne intenzioni e gratuitamente ha acceso il fuoco israelo-palestinese con cui cercherà di soffocare qualsiasi voce di dissenso e di protesta del popolo iraniano. Naturalmente anche sul piano internazionale ancora una volta comincerà a versare lacrime da coccodrillo per il popolo palestinese cercherà di mandare sul secondo piano la questione atomica e ricattare il mondo intero obbligando di lasciare nel dimenticatoio delle Nazioni Unite la questione atomica che in questi giorni stava prendendo le sue giuste dimensioni di contrasto.
Pure questa volta il popolo iraniano insieme al popolo palestinese e al popolo israeliano sono rimasti vittime delle maligne intenzioni terroristiche del regime dei mullah.
Davood Karimi, presidente dell'associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia

domenica 30 maggio 2010

Scomparso in Germania il regista dissidente iraniano del film sulla tortura


Il regista dissidente iraniano Dariush Shokuf, autore del film sulla tortura nelle carceri iraniane è scomparso da alcuni giorni a Colonia, in Germania, durante un viaggio in treno per Parigi.
La resistenza iraniana ha lanciato un appello alle autorità tedesche per salvare la vita di questo coraggioso regista iraniano.
Nel videclip sotto riportato vediamo alcuni sequenze del film.
Aderisco all'appello della resistenza iraniano e chiedo al governo italiano di adottare delle misure urgenti per affrontare il terrorismo iraniano e trovare il regista scomparso in Germania.
Davood Karimi

Iran, On. Albertini:Arresti ed esecuzioni di oppositori in Iran: questioni tuttora non risolte

30 mag 2010
Il presidente della commissione Affari esteri del Parlamento europeo: l’abuso dei diritti umani e le esecuzioni dei membri dell'opposizione in Iran sono questioni tuttore non risolte.

CNRI - Il presidente della commissione Affari esteri del Parlamento europeo, Gabriele Albertini, ha respinto i progetti di cerimonie ufficiali e di ricevimenti per una visita potenziala del ministro degli Esteri dei mullah, "Le autorità del regime iraniano, ha detto, cercano di acquistare una legittimità giuridica venendo al Parlamento europeo, ma le questioni relative al loro programma nucleare, le violazioni dei diritti umani e le condanne a morte dei membri dell'opposizione non sono state ancora risolte."

Secondo il quotidiano il Giornale, il ministro degli Esteri del regime iraniano, Manouchehr Mottaki, deve incontrare Albertini, il 1 giugno. Il quotidiano dà anche notizia delle proteste d'un gran numero dei membri del Parlamento europeo contrari all'incontro, i quali asseriscono che il regime cercava di utilizzarli per ragioni di propaganda.

Il Giornale ha aggiunto che l'ambasciatore del regime a Bruxelles aveve chiesto che il discorso di Mottaki fosse diffuso in diretta alla televisione di Stato Iraniana, come anche una conferenza stampa e altre cerimonie formali e ufficiali.

Secondo Il Giornale, Albertini ha respinto l'idea di un ricevimento ufficiale. "Non ci saranno né concessioni né compiacenze" ha notificato.

Il Giornale ha scritto che Mottaki è noto per i suoi discorsi-fiume, ma se martedì va al di là del tempo stabilito, potrebbe essere interrotto.

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martedì 25 maggio 2010

LIBERATO JAFAR PANAHI SU CAUZIONE E TRASFERITO IN OSPEDALE


Grande vittoria della solidarietà internazionale
Grazie a tutti coloro che hanno aderito al nostro appello per la liberazione del regista iraniano
Auguri Panahi

Colgo occasione per pubblicare un nuovo videoclip sulle esecuzioni
il titolo: "non alle esecuzioni"

lunedì 24 maggio 2010

Appello per fermare le esecuzioni in Iran: giustiziato fratello leader gruppo sunnita Jundullah

IL SILENZIO E' ASSENSO
L'Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia condanna fermamente la nuova ondata di esecuzioni dei prigionieri politici e lancia un appello doloroso al governo italiano e a tutto il mondo civile e in particolare alle istituzioni competenti in materia dei diritti umani di intervenire a favore dei prigionieri condannati a morte e accusati di essere" Mohareb"! L'unica colpa di questi giovani donne e uomini è stata quella di avere il coraggio di scendere in piazza e di protestare contro il regime dittatoriale dei mullah gridando la libertà e la democrazia. Il regime fondamentalista e terrorista dei mullah va fermato su ogni fronte compreso atomico, repressione e il terrorismo di cui recentemente siamo stati testimoni della tragica morte dei soldati italiani e americani in Afghanistan. Con l'avvicinarsi del mese giugno che ha dato vita ad una grande rivolta popolare in cui numerosi giovani tra cui Neda e molti altri sono stati uccisi, il regime di Ahmadinejad mettendo in atto questa nuova ondata di esecuzioni cerca di scoraggiare la popolazione di scendere nuovamente in piazza. Secondo noi l'assenza della voce di protesta della comunità internazionale incoraggia ulteriormente il regime di Teheran nel portare avanti i suoi progetti terroristici e repressivi.
Chiediamo ai semplici cittadini, alle organizzazioni umanitarie, alle istituzioni governative a in particolare al governo italiano di intervenire urgentemente per costringere il regime dei mullah di fermare il massacro dei giovani donne e uomini in Iran.
Davood Karimi, presidente dell'Associazione rifugiati politici iraaniani residenti in Italia



Teheran, 24 mag. - (Adnkronos/Aki) - Abdolhamid Righi, fratello del leader del gruppo armato sunnita iraniano denominato Jundullah, e' stato impiccato in Iran. Lo ha annunciato l'inviato della tv araba 'al-Jazeera'. Anche Abdolhamid era considerato un elemento di spicco del gruppo armato, attivo nella zona di confine con il Pakistan, ed e' stato giustiziato in una prigione della zona di Zahedan, a sud di Teheran.

sabato 22 maggio 2010

PESCARA: MANIFESTAZIONE DI PROTESTA CONTRO IL REGIME DEI MULLAH




Contro le impiccagioni dei prigionieri politici e la repressione in atto Iran, oggi, la comunità iraniana residente a Pescara ha organizzato una manifestazione di protesta di fronte alla Prefettura a cui hanno partecipato gli iraniani rifugiati politici ed alcuni cittadini italiani tra cui il sindaco della città, Luigi Albore Mascia e il signor Maurizio Acerbo, consigliere regionale di Abruzzo. Quest'ultimo nel suo intervento ha condannato fermamente la nuova ondata di esecuzioni chiedendo l'intervento della comunità internazionale con l'adozione di severi sanzioni generali contro il regime dei mullah. Anche il rappresentante dell'Associazione Donne democratiche iraniane residenti in Italia ha preso la parola e nel suo intervento la signora Shahed Sholeh ha fermamente condannato le ultime esecuzioni di 5 prigionieri politici di cui una donna di soli 28 anni, Shirin alam Hoda, e rivolgendosi all'Italia ha chiesto l'intervento del governo del presidente Berlusconi onde adozione di nuove misure sanzionatorie contro il regime di Ahmadinejad aggiungendo che la nuova ondata di repressione ha una sola motivazione cioè quello di spaventare e terrorizzare il popolo iraniano in vista dell'avvicinarsi dell'anniversario del 12 e 20 giugno, giorno in cui la signora Neda Agha Soltan, simbolo della rivolta iraniana fu uccisa dai sicari del regime di Ahmadienjad. I manifestanti di Pescara hanno anche condannato le misure repressive adottate dal regime iracheno contro i residenti del campo di Ashraf, dove vivono 3400 membri della resistenza iraniana.

venerdì 21 maggio 2010

IRAN: DI LELLO (PSI), 'MANIFESTO - APPELLO' PER LIBERAZIONE REGISTA PANAHI


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"Apprendiamo che il regista iraniano Jafar Panahi, rinchiuso in carcere in Iran, ha iniziato lo sciopero della fame per protestare contro la propria condizione di ‘prigioniero politico'".
Lo ha dichiarato Marco Di Lello, Coordinatore della segreteria nazionale del Partito
socialista italiano.
"La notizia, giunta mentre è in corso di svolgimento il Festival del Cinema di Cannes - continua Di Lello - si aggiunge a una lunga serie di notizie tragiche a cui il governo iraniano ci ha abituati. Esprimiamo dunque, ancora e con forza, la nostra indignazione per la barbarie con cui si colpiscono gli oppositori politici in Iran e lanciamo un 'manifesto - appello' per la liberazione del regista Panahi, disponibile sul sito del Psi www.partitosocialista.it e che invitiamo a sottoscrivere". Tra i primi firmatari dell'appello, oltre a cominciare dal segreterio del partito, Riccardo Nencini, e a intellettuali ed esponenti politici socialisti, ci sono già Luca Sofri, Michele Placido, Marco Travaglio, Massimo Scaparro, Vincenzo Mollica.

'Manifesto - appello' per la liberazione di Jafar Panahi

In nome della libera espressione culturale, artistica e democratica, chiediamo a tutti i cittadini, alle associazioni, alla società civile e all'intero mondo intellettuale italiano di sottoscrivere il presente 'manifesto - appello' di solidarietà per il rilascio immeditato del regista Jafar Panahi, ingiustamente detenuto in carcere in Iran per motivazioni politiche.

Da oltre 30 anni, il regime fondamentalista islamico di Teheran nega ogni diritto di espressione, di libertà e di critica reprimendo con la forza ogni voce di dissidenza laica nei confronti di un potere assoluto e ideologico, che ha assunto la religione come mero strumento finalizzato al controllo sociale, politico e persino psichico di milioni di persone.

Il progresso del pensiero democratico è sostenuto innanzitutto dalla resistenza pacifica di uomini e donne in difesa della libertà di espressione artistica, culturale, sociale ed economica. In tale delicata situazione risulta più che mai necessario sviluppare a livello globale la solidarietà di tutto il mondo civile, politico e intellettuale in difesa della vera arte e della più autentica cultura, affinché si affermi un giorno, in ogni parte del mondo, la vittoria del pensiero più libero e aperto e la forza stessa della più autentica indignazione civile e morale verso tutti i regimi assolutistici e dispotici, contro ogni forma di repressione oscurantista, fisica o psicologica, irrazionale o basata sull'interpretazione arbitraria di princìpi e valori.
Iran/ Panahi dal carcere:"Non mangio né bevo da domenica mattina"

16:15 - ESTERI- 19 MAG 2010



"Mi hanno maltrattato e minacciato, ecco le mie ultime volontà"
Roma, 19 mag. (Apcom) - La notizia era rimbalzata da Cannes, dove ieri Juliette Binoche non aveva saputo trattenere le lacrime: Jafar Panahi, regista iraniano arrestato lo scorso marzo per il suo sostegno al movimento riformista, è da ormai quattro giorni in sciopero della fame. La conferma è arrivata con un messaggio dello stesso Panahi, pubblicato con il consenso dei suoi familiari su "La Regle du jeu", rivista diretta dal filosofo e giornalista francese Bernard-Henri Levy. "Con la presente dichiaro i maltrattamenti subiti nella prigione di Evin", ha scritto Panahi, "sabato 15 maggio 2010 le guardie della prigione sono entrate all'improvviso nella nostra cella n.56. Hanno portato via me e i miei compagni di cella, ci hanno spogliati e tenuti al freddo per un'ora e mezzo". Panahi prosegue la sua denuncia: "Domenica mattina mi hanno portato nella sala di interrogatorio e mi hanno accusato di aver filmato la mia cella, cosa completamente falsa. In seguito, hanno minacciato di imprigionare la mia famiglia a Evin e di maltrattare mia figlia in una prigione senza sicurezza nella città di Rejayi Shahr". Poi, il racconto dello sciopero della fame: "Non ho mangiato né bevuto nulla da domenica mattina, e dichiaro che se le mie volontà non saranno rispettate, continuerò senza bere né mangiare. Non voglio essere un topo da laboratorio, vittima dei loro giochi insani, minacciato e torturato psicologicamente". Il regista iraniano chiede di poter "contattare e vedere la mia famiglia, e l'assicurazione totale della loro sicurezza", il "diritto di avere un avvocato, dopo 77 giorni di carcere", una "libertà incondizionata fino al giorno del mio giudizio e del verdetto finale". Infine, Panahi giura sul cinema "a cui credo", che "non smetterò il mio sciopero finché le mie volontà non saranno esaudite", e dichiara la sua ultima volontà: "Che le mie spoglie siano rese alla mia famiglia e che essa possa seppellirmi dove desidera"

Iran: Farnesina, sanzioni consensuali


ANSA.it

Massari, sempre con politica doppio binario: pressioni e dialogo
21 maggio, 17:28



(ANSA) - ROMA, 21 MAG - L'Italia auspica per l'Iran l'adozione rapida e il piu' possibile consensuale di ulteriori misure di pressione. Lo fa sapere la Farnesina.Il portavoce del Ministero degli Esteri, Maurizio Massari ha sottolineato che l'adozione di nuove sanzioni dovra' essere presa sempre ''nel quadro della politica del doppio binario: pressioni da una parte, ma porta aperta al dialogo dall'altra''. E' importante, ha sottolineato Massari, che la decisione sia consensuale.

mercoledì 19 maggio 2010

MANIFESTAZIONE DI PROTESTA CONTRO L'IMPICCAGIONE DEI PRIGIONIERI POLITICI IN IRAN




Per protestare contro le nuove ondate di easecuzioni dei prigionieri politici, gli iraniani residenti a Roma hanno organizzato una manifestazione di protesta di fronte all'ambasciata del regime terrorista e fondamentalista di Ahmadinejad scandendo slogan contro il regime gridando "stop alle esecuzioni". I manifestanti esprimendo la loro solidarieta' ai prigionieri politici e alle famiglie dei caduti hanno chiesto al governo italiano di adottare delle misure sanzionatorie contro il regime iraniano onde fermare le prossime esecuzioni previste per le prossime settimane. Negli ultimi giorni i tribunali speciali dei mullah hanno condannato a morte numerosi parenti dei membri dei Mojahedin del popolo che si trovano attualmente nel campo di ashraf in Iraq.
Associazione dei rifugiati politici iraniani residenti in Italia ha aderito a questa manifestazione e ha espresso la sua solidarieta' coi familiari dei prigionieri politici impiccati di recente condannando le nuove sentenze di morte rilasciate in vista di avvicinarsi del 12 giugno, anniversario della nomina di Ahmadinejad da parte di Khamenei. Il regime iraniano temendo una nuova insurrezione in vista di grandissimi appuntamenti del giugno prossimo ha iniziato una nuova era di esecuzioni e di arresti di massa. Anche questa volta e' toccata lla resistenza iraniana di pagare il prezzo della liberta' e della democrazia in Iran.
Non e' stata casuale anche la nuova ondata del terrorismo iraniano scattata in Iraq e in afghanistan dove negli ultimi giorni sono stati uccisi, sotto le bombe inviate da Teheran numerosi soldati italiani e americani e cittadini innocenti. Con avvicinarsi del giugno e delle nuove sanzioni contro il programma atomica, il regime dei mullah ha sferrato un nuovo attacco contro la comunita' internazionale per terrorizzare tutti coloro che sono coinvolti nella questione atomica iraniana.
Colgo occasione per esprimere la nostravicinanza ai familiari dei soldati caduti in Afghanistan e augurare anche unanpronta guarigione ai soldati feriti in questo vile attentato di matrice khominista.
Davood Karimi

martedì 18 maggio 2010

MANIFESTAZIONE DI PROTESTA CONTRO LE IMPICCAGIONI IN IRAN




INVITO ALLA MANIFESTAZIONE
PER PROTESTARE CONTRO L'IMPICCAGIONE DEI PRIGIONIERI POLITICI IN IRAN

PER PROTESTARE CONTRO LE CONDANNE A MORTE DI 6 PRIGIONIERI POLITICI, FAMILIARI DEI MOJAHEDIN DEL POPOLO RESIDENTI NEL CAMPO DI ASHRAF
L'UNIONE DELLE COMUNITA' IRANIANE IN ITALIA VI INVITA A PARTECIPARE AD UNA MANIFESTAZIONE DI PROTESTA DI FRONTE ALL'AMBASCIATA IRANIANA A ROMA.
GIORNO E ORARIO: MERCOLEDI 19 MAGGIO DALLE 14 ALLE 16
LUOGO: ROMA DI FRONTE ALL'AMBASCIATA IRANIANA IN VIA NOMENTANA NUMERO 363

UNIONE DELLE COMUNITA' IRANIANE IN ITALIA

lunedì 17 maggio 2010

IL TERRORISMO IRANIANO IN AFGHANISTAN, UCCISI DUE SOLDATI ITALIANI

Le nostre più sentite condoglianze ai familiari dei soldati uccisi e al governo italiano con l'augurio di una pronta guarigione per i soldati feriti nel vile attentato sponsorizzato dal regime terrorista dei mullah
Davood karimi
Afghanistan: 2 soldati italiani uccisi e 2 feriti da bomba

Due militari italiani sono morti e altri due sono stati feriti gravemente oggi nell'esplosione di un ordigno scoppiato al passaggio di un convoglio militare. Continua a leggere questa notizia


Afghanistan: Berlusconi, Noi Fondamentali Per Pacificazione

Lo ha annunciato in una nota da Herat il comando militare italiano in Afghanistan, precisando che l'esplosione è avvenuta alle 9.15 ora locale.

"I feriti sono stati immediatamente evacuati presso l'ospedale da campo di Herat con elicotteri di Isaf", spiega il comando nella nota, aggiungendo che i quattro si trovavano a bordo di un veicolo blindato Lince che era tra i mezzi in testa a una colonna composta da decine di automezzi di diverse nazionalità, partita da Herat e diretta a Bala Murghab, verso nord.

Dalle prime ricostruzioni, dice il comando, il veicolo sarebbe stato in quarta posizione lungo il convoglio, che era in movimento e si trovava a 25 km a sud di Bala Murghab.

domenica 16 maggio 2010

Presentata interrogazione sull'inserimento delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane nella "black list" dell'UE


Ringrazio di cuore on. Fiamma Nirenstein per il suo impegno e la tenacia con cui lavora contro il fondamentalismo islamico del regime di Ahmadinejad.
Davood Karimi


Roma, 13 MAG (Il Velino) - "Poiche' parte dei parlamenti europei si sta muovendo cercando di affrontare la questione iraniana, ho presentato in questi giorni un'interrogazione al Ministero degli Affari Esteri per sapere qual e' la posizione del Governo italiano rispetto alla possibilita' di includere il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane (IRGC) nella lista delle organizzazioni terroristiche dell'Unione Europea". Lo dichiara in una nota Fiamma Nirenstein, deputata del Pdl e vicepresidente della commissione Esteri della Camera. "Si tratta di un tema di strettissima attualita': e' imminente infatti la riunione del Consiglio di Sicurezza in cui deve avere luogo la discussione sull'inasprimento delle sanzioni all'Iran per la sua attivita' nucleare". Le Guardie Rivoluzionarie, da cui dipendono le famigerate milizie Basiji, costituiscono il principale mezzo di repressione interna del regime iraniano, rappresentano il principale supporto dell'Iran al
terrorismo internazionale e promuovono la fornitura di armi a Hamas, Hezbollah e alle milizie anti-Occidentali attive in Iraq - prosegue la Nirenstein -. In Iran, l'influenza delle Guardie Rivoluzionarie e' radicata in ogni aspetto della vita politica, militare, economica e sociale del paese.
Proprio per il fatto che controllano una larga parte delle attivita' economiche ed in particolare il settore militare e quello dello sviluppo nucleare, dal 2007 gli Stati Uniti hanno inserito le Guardie Rivoluzionarie nella lista delle "organizzazioni con attivita' di proliferazione nucleare", insieme alle Forze Quds, un'unita' di e'lite dell'IRGC, incaricata delle operazioni extraterritoriali, vietando quindi ogni rapporto finanziario con questi gruppi o personalita' che ad essi si possano ricondurre.
L'Europa si e' ultimamente mobilitata nella stessa direzione: il parlamento olandese ha gia' approvato una mozione che impegna il Governo ad attivarsi in sede europea per inserire l'IRGC nella lista delle organizzazioni terroristiche dell'Unione Europea. La stessa richiesta e' avanzata in una petizione sottoscritta da numerosi parlamentari di vari partiti provenienti da Germania, Spagna, Italia, Svezia, Francia, Olanda e Inghilterra - continua la deputata del Pdl.
Considerato il trascorso impegno del Governo italiano, che nel 2003, grazie all'attuale Ministro degli Esteri Frattini, si fece con successo promotore dell'inserimento di Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche dell'Unione Europea, mi e' parso dunque giusto rivolgermi al Governo - tramite un'interrogazione che ho presentato insieme ai colleghi Giorgio La Malfa, Furio Colombo, Paolo Corsini, Renato Farina e Gennaro Malgieri - per chiedergli notizie sulla possibilita' di inserire nella suddetta lista anche il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane, la cui attivita' si annovera di certo tra le principali cause di destabilizzazione dell'area mediorientale".

TESTO DELL'INTERROGAZIONE:

Interrogazione a risposta in Commissione Esteri

Al Ministro per gli Affari Esteri

Premesso che –

In questi giorni è stata promossa una petizione, sottoscritta da numerosi parlamentari di vari partiti provenienti da Germania, Spagna, Italia, Svezia, Francia, Olanda e Inghilterra, che richiede all’Unione Europea di inserire il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane (IRGC) nella propria lista delle organizzazioni terroristiche. La petizione sostiene che l’Unione Europea, in quanto partner economico di primaria importanza per l’Iran, si trovi in una posizione di reale influenza e quindi di concreto sostegno anche alla dissidenza interna iraniana. Una mozione in tal senso è stata approvata all’unanimità dal Parlamento olandese nel novembre 2009;

l’IRGC, costituisce, sin dall’inizio della Rivoluzione Islamica del 1979, uno dei principali strumenti di repressione del regime iraniano, la cui influenza è radicata in ogni aspetto della vita politica, militare, economica e sociale dell’Iran;

in quanto organo da cui dipendono le forze paramilitari dei Basiji, l’IRGC ha giocato un ruolo di primo piano durante le repressioni nel sangue delle proteste popolari, avvenute a seguito delle elezioni presidenziali del giugno scorso; dall’inizio del primo mandato dell’attuale presidente Mahmoud Ahmadinejad, in quale ha iniziato la propria carriera proprio tra le file di tale organizzazione, l’IRGC continua a potenziare il proprio ruolo come principale organo del presente regime iraniano;

l’IRGC controlla una larga parte delle attività economiche dell’Iran e, in particolare, il settore militare e quello dello sviluppo nucleare;

tale organizzazione è particolarmente attiva nella promozione del terrorismo internazionale, in particolare attraverso il sostegno diretto a Hamas, Hezbollah e alle milizie anti-Occidentali attive in Iraq;

per tali ragioni, e in particolare a causa del coinvolgimento dell’IRGC nella fornitura di armi a Hezbollah e dell’attività nel settore nucleare, nel 2007 gli Stati Uniti hanno inserito il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane nella lista delle “organizzazioni con attività di proliferazione nucleare” del Dipartimento di Stato (Executive Order 13382, 25/10/2007). Le Forze Quds, un’unità di élite dell’IRGC, incaricata delle operazioni extraterritoriali, è stata altresì inclusa nella lista delle organizzazioni che supportano il terrorismo, per via del sostegno agli estremisti in Iraq, Libano e Afghanistan (Executive Order 13224, 25/10/2007, Ministero del Tesoro americano); l’effetto di tali designazioni è l’isolamento finanziario delle organizzazioni in questione;

nel 2003, il Governo Italiano, con l’attuale Ministro degli Esteri Frattini, si fece promotore, con successo, dell’inserimento di Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Unione Europea;

Per sapere –

Qual è la posizione del Governo Italiano rispetto alla possibilità di includere il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Unione Europea;

Se il Governo Italiano intenda promuovere un’azione atta a discutere l’azione del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane e in definitiva, una volta verificatone le responsabilità, finalizzata a introdurlo nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Unione Europea.

(Act n. 5-02859)

FIAMMA NIRENSTEIN, GIORGIO LA MALFA, FURIO COLOMBO, PAOLO CORSINI, RENATO FARINA, GENNARO MALGIERI

Iran, Reiss giunta in patria Colloquio con Sarkozy,poi pensa a compagne carcere e 2 impiccati

GRANDE SODDISFAZIONE DELL'ASSOCIAZIONE RIFUGIATI POLITICI IRANIANI RESIDENTI IN
ITALIA PER LA LIBERAZIONE DELLA RAGAZZA FRANCESE CLOTILDE REISS, ARRESTATA E PRESA IN OSTAGGIO DAL REGIME TERRORISTA E FONDAMENTALISTA DEI MULLAH. A NOME DELLA COMUNITA' IRANIANA RINGRAZIAMO LA SIGNORA REISS PER AVER RICORDATO I DUE RAGAZZI, SUOI COMPAGNI DI CARCERE, IMPICCATI ULTIMAMENTE DAL REGIME DI AHMADIENJAD. CI AUGURIAMO CHE IN UN PROSSIMO FUTURO LA SIGNORA REISS FACCIA UN TRIONFALE RITORNO IN IRAN E INSIEME AL POPOLO IRANIANO E AI SUOI COMPAGNI DI CELLA PARTECIPI ALLA GRANDE FESTA DI LIBERAZIONE DELL'IRAN.
AUGURI CARA CLOTILDE!
Davood Karimi




16 maggio, 15:31

Guarda la foto1 di 1
(ANSA) - ROMA, 16 MAG -Clotilde Reiss e' giunta in patria dopo la reclusione in Iran, e oggi ha avuto subito un colloquio all'Eliseo col presidente Sarkozy.La lettrice accusata di spiare e arrestata a luglio a Teheran, ha potuto lasciare l'Iran dopo 45 giorni di carcere e altri 9 mesi passati nell'ambasciata francese. 'Ringrazio il governo - ha detto - la mia famiglia e gli iraniani che mi hanno sostenuto. Poi voglio ricordare le compagne di detenzione e i due oppositori impiccati che erano con me al processo'.

CANNES: LETTERA DI PANAHI, "VI SCRIVO DA UNA BUIA CELLA DI EVIN"

LA COMMOVENTE LETTERA DI PANAHI DAL BUIO DEL FAMIGERATO CARCERE DI EVIN, DOVE HANNO IMPICCATO SETTIMANA SCORSA 5 PRIGIONIERI POLITICI
IL NOSTRO RINGRAZIAMENTO AGLI ORGANIZZATORI DEL FESTIVAL DI CANNES PER LA SOLIDARIETA' E VICINANZA AL REGISTA PANAHI








(AGI) - Cannes (Francia), 15 mag. - Il regista iraniano Jafar Panahi ha scritto una lettera di ringraziamento agli organizzatori del festival di Cannes per il sostegno mostrato nei suoi confronti. La missiva e' stata letta nel corso del festival. Panahi, che vinse il Leone d'Oro a Venezia nel 2000 e il premio della Giuria a Cannes nel 2003, si trova da marzo scorso in carcere nel suo Paese per aver partecipato alle manifestazioni che da un anno contestano il regime di Teheran. Dal carcere Panahi protesta la sua innocenza: "Sono innocente, non ho realizzato alcun film contro il regime", si legge nella missiva letta dal ministro della cultura francese, Frederc Mitterrand. Il regista, arrestato durante la realizzazione di un documentario sulle controverse elezioni presidenziali in Iran, scrive dalla sua "buia e stretta cella nella prigione di Evin" e assicura: "Non firmero' confessioni che siano frutto di coercizione".
Il regista iraniano era stato invitato a far parte ella giuria di Cannes e il presidente, Tim Burton, ha lasciato un posto vuoto a simbolo della solidarieta' del cinema a Panahi e contro il provvedimento preso da Teheran. "Non dimenticate le altre migliaia di prigionieri indifesi", ha aggiunto il regista dopo aver salutato la moglie e i figli, "come me non hanno commesso crimini e il mio sangue non e' piu' importante del loro". (AGI) Fab

sabato 15 maggio 2010

Iran/ Confermata condanna a morte per 6 oppositori




Apcom

Iran/ Confermata condanna a morte per 6 oppositori

Arrestati nel 2009 durante gli scontri post-elettorali


Teheran, 15 mag. (Apcom) - La giustizia iraniana ha confermato la pena di morte per sei oppositori, arrestati negli scontri post-elettorali del 2009 e accusati di far parte dell'organizzazione dei mujaheddin del popolo iraniano, principale gruppo d'opposizione armato al governo. Lo ha reso noto oggi il procuratore di Teheran, all'agenzia di stampa iraniana Fars.

All'inizio dell'anno, il procuratore aveva annunciato la condanna in primo grado alla pena capitale per dieci manifestanti. Per gli altri, si è tramutata in una pena detentiva. Inoltre, la corte d'appello ha confermato la pena a tre anni di carcere duro per Azar Mansouri, dirigente del Fronte della partecipazione, uno dei principali partiti riformatori, messo al bando dalle autorità. Sei anni, invece, per il giornalista Massoud Bastani.

mercoledì 12 maggio 2010

IL PREMIO RABBIAMORE "DELLE DONNE E NON SOLO" ALL'ASSOCIAZIONE DONNE DEMOCRATICHE IRANIANE


Shahrzad Sholeh, presidente dell'Associazione donne democratiche iraniane in Italia

Shahrzad Sholeh insieme all'europarlamentare On. Marco Scurria e signora Raffaella Sampietro, presidente dell'Associazione " Donne e non solo" e la signora Anna Mazzantini


"C'era una volta l'abito prezioso" è organizzata da “Donne & non
solo”, un’Associazione di promozione sociale e di volontariato fondata
nel 1994 con il fine di svolgere attività in favore di donne e minori
in situazione di disagio. Tra i suoi scopi c’è quello di promuovere
attività di ricerca, formazione, interventi di sensibilizzazione su
tematiche inerenti l’infanzia, la famiglia, il sostegno a donne
vittime di violenza.
Inoltre l’Associazione è impegnata da anni per la difesa dei diritti
umani e per diffondere una coscienza solidaristica.

La sfilata d'alta moda "C'era una volta l'abito prezioso" e il premio
"Rabbiamore" è giunta quest'anno alla 5° edizione, si è tenuta il 10
Maggio alle ore 20:30 al teatro Argentina a Roma.
Quest'anno l'associazione "Donne e Non Solo" sarebbe lieta di donare
il ricavato della manifestazione alla fondazione "Capitano Ultimo" per
aiutare nella costruzione del “Campus Produttivo della Legalità e
Solidarietà” presso la Tenuta della Mistica.
L'associazione è lieta di premiare le Donne Iraniane per il loro
impegno sociale con il premio "RabbiAmore".
La premiazione è preceduta dalla proiezione di una serie di fotografie sulla repressione dei giovani e sulla situazione delle donne iraniane e della loro lotta e l'impegno contro il regime fondamentalista dei mullah, che ha commosso tutti i presenti in sala. La signora Sholeh dopo aver ricevuto il premio "Rabbiamore" dalle mani dell'Europarlamentare On.Marco Scurria in un breve discorso ha ringraziato gli organizzatori che in questo momento molto delicato hanno voluto manifestare la loro vicinanza e la loro solidarietà con tutte le donne iraniane che lottano per ripristinare la libertà e la democrazia in Iran.
Il presidente dell'Associazione donne democratiche iraniane ha dedicato il premio alla signora Maryam Rajavi,presidente eletta dalla resistenza iraniana, a Neda, simbolo della resistenza, a tutte le donne iraniane e in particolare a 1000 donne che vivono nel campo di Ashraf e sono sottoposte a svariate minacce da parte del regime di Ahmadinejad.

lunedì 10 maggio 2010

Israele è in grado di dichiarare guerra a Iran, dice vicepremier



lunedì 10 maggio 2010 15:56 Stampa quest’articolo [-] Testo [+]


HERZLIYA, Israele (Reuters) - Israele è in grado di dichiarare guerra all'Iran, secondo quanto afferma un vice del primo ministro Benjamin Netanyahu, in una rara esternazione che rompe con l'usuale reticenza del governo israeliano sulla questione iraniana, mentre i governi internazionali sono impegnati nel tenere a freno i piani nucleari di Teheran.

Avendo condotto numerose azioni contro la guerriglia sui territori dei vicini Libano e Palestina, l'aviazione di Israele ha maturato le competenze tecniche necessarie per qualsiasi eventuale attacco su siti iraniani, secondo il vice primo ministro Moshe Yaalon.

"Non c'è dubbio che le competenze tecnologiche, migliorate negli ultimi anni, hanno implementato le capacità di gittata e rifornimento aereo, comportando significativi miglioramenti nella precisione degli armamenti e delle informazioni", ha detto in una riunione con quadri dell'esercito e con esperti.

"Questa capacità può essere usata per una guerra al terrore a Gaza, per una guerra contro i razzi dal Libano, per una guerra contro l'esercito convenzionale siriano, e anche per una guerra su uno stato periferico come l'Iran", ha detto Yaalon, un ex comandante delle forze armate.

Israele, che si presume essere l'unico paese in Medio Oriente dotato di un arsenale atomico, bombardò nel 1981 un reattore nucleare in Iraq e condusse un'analoga operazione in Siria nel 2007.

Le sue velate minacce contro l'Iran sono state messe in dubbio da diversi analisti indipendenti che ritengono i possibili obiettivi troppo distanti, sparpagliati, numerosi e ben difesi per le potenzialità dei soli aerei israeliani.

I leader israeliani raramente usano il termine "guerra" discutendo di come gestire la questione Iran, il cui programma di arricchimento dell'uranio, i progetti di missili a lunga gittata e la retorica anti-ebraica sono considerati nel paese una grave minaccia.

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Teheran, lettera choc di una condannata: ecco come mi uccidono



di Gian Micalessin

La ragazza, 29 anni, non parlava farsi: non ha potuto difendersi dalle accuse


«Le torture sono il mio incubo. Soffro di continuo. I dolori causati dalle sevizie patite qui in carcere non mi danno tregua. I colpi alla testa durante gli interrogatori mi hanno causato dei gravi traumi, soffro di continue, insopportabili emicranie. Il naso sanguina per ore. Continuo a svenire. L’altro “regalo” delle torture sono i danni alla vista. Cala di giorno in giorno. Ho chiesto un paio di occhiali, ma non ho avuto risposta. Quando sono entrata qui dentro, tre anni fa, avevo i capelli neri, adesso stanno diventando tutti bianchi».
È un distillato di sofferenza in arrivo dall’Iran. È una lettera dall’aldilà. Una lettera dal patibolo. È l’ultima lettera di Shirin Alam Hooli, 29 anni. Me l’hanno spedita i suoi amici. Una specie di messaggio nella bottiglia. Un’ultima flebile speranza affidata all’oceano dell’informazione internazionale per salvare dalla forca una donna 29enne colpevole soltanto di essere nata curda. Non è servito. Ieri mattina, quando l’ho scaricata dalla posta elettronica, Shirin era già morta. Penzolava da una forca dietro le mura del carcere di Evin, a Teheran, assieme a Farzad Kamangar, Ali Heydarian, Farhad Vakili e Mehdi Islamian, altri quattro curdi accusati, come lei, di militare nel Partito del Kurdistan Vita Libera e condannati come lei alla pena capitale con l’accusa d’essere “Mohareb”, “nemici di Dio”.
Shirin in verità è morta senza neppure sapere perché era stata condannata. Come annota in questa ultima lettera disperata rivolta ora ai suoi aguzzini, ora a tutti noi, le sue origini curde, la sua lingua così diversa dal “farsi” parlato dal cosiddetto “tribunale rivoluzionario” non le hanno a volte permesso di comprendere le imputazioni. «Quando m’ interrogavate non riuscivo a parlare la vostra lingua, non capivo quello che dicevate. Ho imparato un po’ di “farsi” negli ultimi due anni chiacchierando con le mie amiche nel braccio femminile. Ma voi mi avete interrogato e condannato nella vostra lingua per non farmi capire e non permettermi di difendermi». Quando il 2 maggio butta giù questi pensieri Shirin sa di non avere più speranze. «Sto entrando nel terzo anno di prigionia, tre anni nelle peggiori condizioni dietro le sbarre di Evin. Ho passato i primi due anni in stato di detenzione preventiva senza nemmeno un avvocato. Le mie richieste di conoscere i capi d’imputazione non hanno ricevuto risposta fino a quando sono stata ingiustamente condannata a morte. Perché sono stata arrestata? Perché sto per essere mandata al patibolo? Per quale crimine? Perché sono curda? Se questa è la ragione fatemelo dire, sono nata curda. La mia lingua è il curdo. La sola lingua usata con familiari e amici, la sola unica parlata fino a quando sono diventata grande è stato il curdo. Ma oggi non mi è consentito né parlarla, né studiarla. Mi chiedono di negare la mia identità curda, ma farlo sarebbe come negare la mia stessa esistenza». Shirin in quelle ore è appena tornata dall’ultimo interrogatorio. In quell’incontro cruciale con i suoi aguzzini si è rifiutato di concedere una confessione pubblica davanti ai microfoni e agli obbiettivi della televisione nazionale. Ha insomma appena rinunciato all’ultima possibilità di sottrarsi alla forca. «Oggi è il 2 maggio 2010, mi hanno portato un’altra volta alla sezione 209 del carcere di Evin per interrogarmi. Mi hanno chiesto di collaborare per ottenere il perdono e non venir giustiziata. Non riesco a capire cosa intendano quando mi propongono di collaborare. Oltre a quanto ho già detto non ho proprio nulla da dire. Pretendevano di farmi ripetere parola per parola quello che volevano loro, ma mi sono rifiutato. Loro mi dicevano “volevamo rilasciarti l’anno scorso, ma la tua famiglia non ha accettato di collaborare per questo siamo arrivati a questo punto”. Alla fine, però, hanno ammesso che sono solo un ostaggio. Uno di loro me l’ha spiegato chiaramente, non mi libereranno - ha detto - fino a quando non avranno ottenuto il loro scopo. Non mi lasceranno andare fino a quando non farò quello che vogliono. Mi terranno prigioniera per sempre o mi manderanno al patibolo». È l’ultimo pensiero di Shirin. Dopo ci sono la sua firma, la data del 3 maggio e la parola «serkefitn». In curdo significa vittoria. Shirin ha resistito ai suoi aguzzini. Non ha regalato loro la propria confessione. È andata a testa al patibolo. S’è conquistata l’ultima, estrema, disperata vittoria.

domenica 9 maggio 2010

UN VIDEO CLIP IN ONORE DEI 5 PRIGIONIERI POLITICI IMPICCATI LA DOMENICA A TEHERAN

video

Maryam Radjavi: L'esecuzione di 5 prigionieri politici mostra che il regime ha paura del sollevamento popolare





Maryam Radjavi: l'esecuzione di cinque prigionieri politici di cui una giovane donna, sono il chiaro segnale di quanto il regime tema di essere rovesciato dal sollevamento popolare



CNRI - Maryam Radjavi, presidentessa eletta della Resistenza iraniana, ha stimato che l'esecuzione criminale di cinque prigionieri politici di cui una giovane donna, rifletta la fragilità del regime della mullah rispetto alla collera popolare. Secondo lei, ciò mostra tanto quanto il regime tema lo sviluppo del sollevamento coraggioso del popolo iraniano per rovesciare il sistema della guida suprema.Ha detto il 1 Maggio, in seguito all'insurrezione coraggiosa dei salariati e dei lavoratori, e a distanza di un anno dai primi grandi sollevamenti popolari che il regime dei mullah cerca di intensificare il clima di terrore: moltiplica le esecuzioni nel paese, innalza le forche sui posti pubblici e ricorre alle retate di donne e di giovani ed a diverse forme di repressione. Non solo questi crimini non potranno salvare il fascismo religioso, ma rinforzeranno le grida del popolo iraniano nel suo sollevamento per instaurare la libertà e la democrazia in Iran.
La Radjavi si è appellata al Segretario generale dell'ONU, il Consiglio di sicurezza e l'alto commissariato ai diritti dell'uomo affinchè si condanni e questo crimine ignobile. La comunità internazionale, ha sottolineato, si trova di fronte ad una prova pericolosa: O l'Occidente continuerà a far silenzio sulla dittatura più insanguinata dell'era contemporanea, oppure si deciderà a subordinare e a mettere da parte le relazioni economiche e politiche con questo regime, per fermare le esecuzioni, le torture e le estorsioni.

Maryam Radjavi: L'esecuzione di 5 prigionieri politici mostra che il regime ha paura del sollevamento popolare



Maryam Radjavi: l'esecuzione di cinque prigionieri politici di cui una giovane donna, sono il chiaro segnale di quanto il regime tema di essere rovesciato dal sollevamento popolare



CNRI - Maryam Radjavi, presidentessa eletta della Resistenza iraniana, ha stimato che l'esecuzione criminale di cinque prigionieri politici di cui una giovane donna, rifletta la fragilità del regime della mullah rispetto alla collera popolare. Secondo lei, ciò mostra tanto quanto il regime tema lo sviluppo del sollevamento coraggioso del popolo iraniano per rovesciare il sistema della guida suprema.Ha detto il 1 Maggio, in seguito all'insurrezione coraggiosa dei salariati e dei lavoratori, e a distanza di un anno dai primi grandi sollevamenti popolari che il regime dei mullah cerca di intensificare il clima di terrore: moltiplica le esecuzioni nel paese, innalza le forche sui posti pubblici e ricorre alle retate di donne e di giovani ed a diverse forme di repressione. Non solo questi crimini non potranno salvare il fascismo religioso, ma rinforzeranno le grida del popolo iraniano nel suo sollevamento per instaurare la libertà e la democrazia in Iran.
La Radjavi si è appellata al Segretario generale dell'ONU, il Consiglio di sicurezza e l'alto commissariato ai diritti dell'uomo affinchè si condanni e questo crimine ignobile. La comunità internazionale, ha sottolineato, si trova di fronte ad una prova pericolosa: O l'Occidente continuerà a far silenzio sulla dittatura più insanguinata dell'era contemporanea, oppure si deciderà a subordinare e a mettere da parte le relazioni economiche e politiche con questo regime, per fermare le esecuzioni, le torture e le estorsioni.

IMPICCATI 5 PRIGIONIERI POLITICI

Le esecuzioni di stamattina sono una vergogna per per tutto il mondo civile che impassibilmente guarda ai suoi meschini interessi economici e non alla sorte di un popolo che sta pagando con la vita dei suoi figli il prezzo della libertà.
Mi domando quale è la risposta delle forze politiche alle grida delle mamme di questi 5 ragazzi?





Oggi, nel giorno della festa della mamma, il regime disumano e terroristico dei mullah ha ancora mirato il cuore della mamma impiccando 4 ragazzi e una dolce e bella ragazza di appena 27 anni di nome Shirin Allamolhola!

sabato 8 maggio 2010

Dibattito a Palermo su liberta' e democrazia






Dibattito al liceo scientifico Basile di Palermo organizzato dall'Officina delle Idee sulla "Democrazia e la libertà d'informazione in Italia e nel Mondo". Da sinistra Roberto Rao (Udc) componente della commissione di vigilanga Rai, Azar Karimi, presidentessa dei Giovani Iraniani in Italia, Giuseppe Piazzese (consigliere di circoscrizione) e Doriana Ribaudo (consigliere comunale).
"L'incontro è il primo di una serie d'iniziative chiamate Officine di Pace che terremo in scuole, parrocchie e sedi di associazioni - dice il presidente dell'Officina delle Idee Danilo Dominici -. Vogliamo confrontarci su alcuni valori e temi dati troppo spesso per scontati, in questo caso la democrazia. Lo vogliamo fare attraverso un parallelismo con l'Iran e approfondendo la questione della libertà d'informazione in Italia. L'esperienza della giovane iraniana siamo certi possa essere momento di grande riflessione".
Foto di Francesco Baiamonte

venerdì 7 maggio 2010

MANIFESTAZIONE DI PROTESTA CONTRO LA FUCILAZIONE DEI CITTADINI AFGHANI IN IRAN. INCENDIATI LE FOTO DI KHAMENEI E AHMADINEJAD

AI: Rischio imminente di esecuzione in Iran di Jafar Kazem





06 mag 2010
Amnesty International
Azione Urgente - Un iraniano, Jafar Kazemi, rischia di essere eseguito da un momento all'altro per avere partecipato alle manifestazioni antigovernative ed a causa dei suoi legami presunti con l'organizzazione iraniana dei mojahedin del popolo (OIMP), un gruppo di opposizione vietata.

Jafar Kazemi, 47 anni, è stato fermato tra 18 e 19 settembre 2009, in seguito ad importanti manifestazioni antigovernative che hanno avuto luogo il 18 settembre, ed è stato condotto alla prigione di Evin, a Tehran. È stato accusato di avere partecipato a questi avvenimenti, durante i quali parecchie centinaia di migliaia di manifestanti hanno sfilato, ma nessuno atto violento gli è stato rimproverato.
È stato condannato a morte per " inimicizia al riguardo di Dio", e sembrerebbe che sia stato riconosciuto anche colpevole di " propaganda contro il regime." È stato giudicato con almeno un altro uomo, Mohammad Ali Haj Aghaei che sembra essere stato oggetto di accuse similari, ma Amnesty International ignora se questo ultimo è stato condannato a morte.
Jafar Kazemi sarebbe stato interrogato dalle forze di sicurezza in questi mesi, e le autorità hanno fatto pressione su lui . Il 26 aprile 2010, ha appreso che la sua condanna a morte era stata confermata dalla corte d'appello.
Il suo avvocato che può avere solamente dei contatti limitati col suo cliente, ha chiesto che i servizi del responsabile del potere giudiziale procedano ad un esame straordinario. Tuttavia, l'esecuzione può sempre avere luogo di un momento all'altro finché questa richiesta non viene accettata.

Jafar Kazemi è stato incarcerato già a causa della sua appartenenza presunta all'OMPI negli anni 1980 e1990. Uno dei suoi figli fa parte dell'OMPI e vive al campo di Ashraf, in Iraq, dove sono portati numerosi membri di questa organizzazione. Altre persone sono state condannate a morte nella cornice delle manifestazioni post elettorali:

Amir Reza Arefi, Mohammad Amin Valian, Motahareh (Simin) Bahrami, suo marito Mohsen Daneshpour Moghaddam, loro figli Ahmad Daneshpour, due dei loro amici, Hadi Ghaemi e Rayhaneh Haj Ebrahim, una donna ed Abdolreza Ghanbari.

(AU 102/10, MDE 13/047/2010 – Iran 30 avril 2010)

Iran: Appello internazionale per salvare la vita di un prigioniero politico nel braccio della morte



06 mag 2010
CNRI - Lo stato di salute di signor Mohammad Ali Haj Agha'i, prigioniero politico di 62 anni e sposato, si è deteriorato. È stato fermato il 18 settembre all'epoca di una manifestazione a Tehran condannato a morte poi come mohareb (nemico di Dio).

Aveva trascorso sette anni di prigione nel 1980 per aver dato il suo sostegno al Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (OMPI). È nel braccio della morte per la stessa ragione adesso. La sua pena è stata riconfermata senza rispettare le regole e le procedure del regime dei mullah e senza essere stata mandata alla Corte suprema. Il regime ha negato di rimettere una copia della condanna al suo avvocato.

Le sue condizioni di salute si sono deteriorate a causa delle torture e delle pressioni esercitate su lui da parte del regime per ottenere delle confessioni forzate recentemente. Non riceve nessuna cura medica.

La Resistenza Iraniana si appella al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Consiglio di sicurezza, alla comunità internazionale e a tutti i difensori dei diritti dell'uomo in modo tale che essi prendano delle misure urgenti e costrittive per mettere fine alla condanna a morte di Signior Haj Agha'i e di altri prigionieri e per fare liberare tutti i prigionieri politici.

Segreteria del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
Il 5 maggio 2010

giovedì 6 maggio 2010

INTERROGAZZIONE AL MINISTRO DEGLI ESTERI ITALIANO CONTRO L'INGRESSO DEL REGIME MISOGINO DI AHAMDIENJAD NELLA COMMISSION ON STATUS OF WOMEN(CSW)

A nome delle donne e di tutto il popolo iraniano che sono scesi in piazza sfidando il regime terroristico e fondamentalista di Ahmadinejad per ripristinare la libertà e la democrazia e a nome della grande martire della nuova rivolta popolare, Neda Agha Soltan ringrazio di cuore i senatori italiani che hanno presentato questa interrogazione al ministro degli esteri italiano, e ci affianchiamo alla loro protesta con tutte le nostre forze chiedendo agli organismi competenti di seguire il loro esempio organizzando una manifestazione di protesta e azioni ancora più concrete in sostegno a questa valorosa e preziosa iniziativa politico-umanitario dei senatori italiani.

grazie ancora
Non dimenticheremo mai coloro che ci sono stati a fianco nei momenti più difficili e tenebri della nostra stroria
Davood Karimi, presidente dell'associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia

Il testo integrale dell'interrogazione presentato dai senatori
CARLONI, CHIAROMONTE, FRANCO Vittoria, GHEDINI


CARLONI, CHIAROMONTE, FRANCO Vittoria, GHEDINI - Ai Ministri degli affari esteri e per le pari opportunità - Premesso che all'interno del Consiglio economico e sociale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ECOSOC), nell'ambito della Commission on Status of Women (CSW), ovvero l'organismo più autorevole creato dalle NU a favore dei diritti delle donne, mercoledì scorso è stato cooptato un rappresentante dell'Iran. L'Iran è così entrato a pieno titolo nei ranghi dei 45 Stati membri che compongono la CSW, per un mandato di quattro anni con inizio nel 2011;
considerato che:
la CSW è una commissione funzionale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), dedicata esclusivamente alla parità di genere e alla promozione dei diritti delle donne. E' il principale organo decisionale a livello mondiale. Istituita nel 1946 ha l'obiettivo di elaborare delle raccomandazioni e riferisce al Consiglio sulla promozione dei diritti delle donne in politica, nonché negli ambiti civile, sociale, economico ed educativo;
la CSW sviluppa, inoltre, raccomandazioni e proposte sui problemi più urgenti riguardanti i diritti delle donne, monitora la condizione femminile nel mondo con l'obiettivo preciso di contrastare le situazioni di discriminazione;
il mandato della CSW è stato ampliato dalla risoluzione 1987/22 dell'ECOSOC per includere le funzioni di promozione dell'uguaglianza, dello sviluppo e della pace, per monitorare l'attuazione delle misure per la promozione delle donne, per verificare e valutare i progressi realizzati sia a livello nazionale sia sub-regionale e globale;
proprio quest'anno ricorre il trentesimo anniversario della Convenzione per l'eliminazione delle discriminazioni contro le donne (CEDAW), considerato uno dei trattati internazionali più completi e strumento di diritto internazionale fondamentale per le donne di tutto il mondo;
il 2010 è un anno particolarmente importante per discutere ed agire a favore dell'empowerment delle donne; infatti, si è da poco svolta a New York la 54ª sessione della CSW con la celebrazione del XV anniversario della Piattaforma di azione di Pechino, e, a fine ottobre, ricorrerà il X anniversario dell'adozione da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite della risoluzione 1325 (2000) sul ruolo delle donne in contesti di conflitto e post-conflitto;
rilevato che:
in Iran, da oltre un secolo e soprattutto negli ultimi trent'anni, le donne si battono quotidianamente con coraggio per favorire l'abolizione di tutte le leggi sulla discriminazione delle donne e il superamento di tutte le differenze tra i ruoli di genere;
l'attuale regime integralista in Iran è fondato sulla discriminazione sessuale e ha preso di mira le donne e le loro conquiste; il regime dei mullah ha legalizzato la violenza, istituzionalizzato la repressione delle donne nella legge e ha imposto un feroce apartheid sessuale contro le donne iraniane. Ha istituito crimini come la morte per lapidazione, la fustigazione, il velo forzato e l'umiliazione sistematica. Ha definito per legge che il valore di una donna conta la metà di quello di un uomo. Anche il diritto di successione dà alle donne la metà di ciò che spetta agli uomini. In materia di lavoro, formazione, diritto di famiglia prevalgono la discriminazione e nella vita quotidiana le pratiche offensive e degradanti come la segregazione nelle aule di università e negli autobus;
negli ultimi decenni il regime misogino iraniano ha inoltre giustiziato e torturato tante donne nelle prigioni e nelle piazze. Tra le tante uccisioni compiute dal regime, ricordiamo quella di Neda avvenuta mentre la giovane donna manifestava pacificamente per la trasparenza e il rispetto della volontà popolare nel voto;
il regime iraniano ha inoltre respinto la sottoscrizione della CEDAW, così come si è sottratto ad altre convenzioni internazionali in materia di tutela dei diritti delle donne,
si chiede di sapere:
come sia stato possibile che rappresentanti del regime misogino iraniano siano stati ammessi a far parte della CSW, essendo tale regime dichiaratamente in contrasto con gli obiettivi e i programmi della stessa commissione;
come sia stato possibile che ciò sia avvenuto dopo che lo stesso regime misogino iraniano aveva fallito il tentativo di entrare a far parte del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e quale ruolo ha assunto la delegazione italiana per impedire l'ingresso dei rappresentati iraniani nella suddetta commissione;
quali urgenti iniziative il Governo intenda intraprendere nelle sedi opportune al fine di porre rimedio a quanto avvenuto ed escludere l'Iran da uno dei più importanti organismi delle ONU, nel rispetto non solo della condizione delle donne iraniane ma, in generale, di tutte le donne e gli uomini del mondo che hanno a cuore la libertà, i diritti, la democrazia e il rispetto delle istituzioni internazionali.
(3-01304

martedì 4 maggio 2010

l'intervista di oggi pomeriggio con Radio Radicale sul convegno di stamattina alla Camera dei deputati

Oggi ho partecipato al Convegno "nuovi cittadini nel centro destra una realtà emergente"
Per chi vuole ascoltare la mia intervista con Radio Radicale.
Durante il convegno ho esposto i miei punti di vista sulla questione dell'immigrazione e sull'integrazione degli stranieri in Italia ribadendo che bisogna garantire i diritti dei nuovi cittadini in cambio del rispetto dei doveri da parte di loro sottolineando la necessità di vaccinare le comunità straniere contro il virus del fondamentalismo islamico di matrice khomeinista.

UN'ALTRO ESEMPIO DELLA BARBARIE KHOMEINISTA NEI CONFRONTI DELLA DONNA IRANIANA


FRUSTATE SUL CORPO DI UNA DONNA IRANIANA PER AVER TRASGREDITO LE REGOLE TERRORISTICHE E MISOGINE DEL REGIME TEOCRATICO DI AHMADINEJAD
NON CREDO CHE CI SIANO DELLE PAROLE CHE POSSANO PARLARE PIU' DI QUANTO POSSA DIRE QUESTA FOTOGRAFIA!
QUESTA E' LA FACCIA DEL REGIME FONDAMENTALISTA E KHOMEINISTA IRANIANO
l'ALTRA FACCIA DEL TERRORISMO IRANIANO CHE UCCIDE I SOLDATI STRANIERI IN IRAQ E IN AFGHANISTAN
DAVOOD KARIMI

lunedì 3 maggio 2010

CONVEGNO ALLA CAMERA SUL RAPPORTO DEL CENTRO DESTRA E L'IMMIGRAZIONE

Roma, 4 Maggio 2010 ore 11.00
Camera dei Deputati, Sala della Mercede
Via della Mercede 55

Programma
10.30 Registrazione partecipanti
11.00 Apertura lavori
On. Souad Sbai
Giancardo Blangiardo Ricercatore Ismu
Arturo Diaconale Direttore de L’Opinione delle Libertà

Interventi
Gamal Bouchaid Presidente moderati musulmani
Tetyana Sukonnik Comunità ucraina
Jacob De Mel Comunità Costa D’Avorio
Karimi Davood Comunità Iranaiana
Kobla Bedel Comunità Togo

Conclusioni
On. Rampelli
On. Verdini
Renata Polverini Presidente Regione Lazio




Davood Karimi, presidente Associazione Rifugiati Politici Iraniani residenti in Italia
Cell: 3387862297

sabato 1 maggio 2010

"L’Iran difende le donne", nuova beffa dell’Onu




01 mag 2010
di Fiamma Nirenstein

Il giornale, 1 maggio - Le strane scelte del Palazzo di vetro. Teheran entra nella commissione per i diritti femminili. Così il Paese dove violentare la moglie non è illegale, dove si può divorziare solo col consenso del marito e dove è vietato girare senza velo dovrà occuparsi del rispetto della parità.
L’Onu ogni giorno produce un inverosimile distruzione della ragionevolezza occidentale, ogni giorno ci propone il tema del suo significato, quando meno ci pensiamo ci salta su una spalla come una soffice civetta pazza. Stavolta ci fa restare a bocca aperta il Csw, la Commission on status of women dell’Onu, ovvero l’organismo dedicato alle donne del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, secondo lo statuto «il principale corpo politico globale» delle Nazioni Unite.
Il Csw dovrebbe essere dedicato esclusivamente «alla parità di genere e all’avanzamento delle donne» e ne da buone prove: infatti mercoledì ha cooptato per acclamazione l’Iran facendone un suo membro per un mandato di 4 anni con inizio nel 2011. Come si esaminino i candidati a questo alto seggio, è difficile capirlo dal momento che l’Iran, secondo gli standard che definiscono la condizione femminile nella nostra cultura, è davvero ai minimi immaginabili. Il suo ordinamento giuridico, cominciamo col dire, prevede la lapidazione dopo il seppellimento dalla vita in giù, riporta Anne Bayefsky sul suo sito di osservazione dell’Onu.
Nel 2009, un rapporto del dipartimento di Stato sull’Iran mette in luce altre bellurie al femminile: violentare la moglie non è illegale, e in generale la questione della violenza è messa in modo tale che la donna è quasi sempre violentabile e anche colpevole se denuncia l’accaduto. Infatti sono richiesti quattro testimoni maschi e due femmine per istruire un processo; una donna (o un uomo, bontà loro!) che sostengono di essere stati violentati senza le prove richieste, subiscono la pena di 80 frustate. La conseguenza è che le donne violentate preferiscono tacere, il fenomeno è di massa e praticamente impunito. Le donne in Iran sono soggette per strada a punizioni e arresti immediati se non si nascondono dentro un mucchio di stoffa e non si comportano secondo le regole del regime degli Ayatollah; un uomo che uccide la moglie scoperta in flagrante adulterio non viene condannato, nel 2008 in sette mesi sono stati riportati 70 casi di delitti d’onore.
In generale, secondo il rapporto del dipartimento di Stato, «la testimonianza di due donne vale quella di un uomo», la donna «ha il diritto di divorziare solo se suo marito firma un documento che glielo consente certificando che il marito è drogato, impotente, pazzo o che non può provvedere alla famiglia». La legge dell’Iran permette la poligamia, le leggi che regolano il reclutamento al lavoro favoriscono i maschi e e le leggi che regolano il diritto all’eredità danno alle donne la metà dei diritti di un maschio. In generale, l’Iran è per le donne un abisso di proibizioni e le ribelli pagano il doppio, basta pensare all’uccisione di Neda in piazza, su cui si legge benissimo nella pallottola a sangue freddo la vendetta delle Guardie Rivoluzionarie verso chi non si sottopone al loro volere.
Le donne sono eversive in potenza proprio in quanto hanno un corpo e un volto negato: prima dell’ammissione al Csw il National iranian american council ha presentato all’Onu un suo disperato rapporto che testimonia come «nell’anno passato l’Iran ha accusato le donne alla ricerca di conferme nella sfera sociale di minacciare la sicurezza nazionale.. e in carcere le guardie hanno picchiato, torturato, assalito sessualmente e violentato dissidenti donne e uomini. Nelle università il governo bandisce le donne dai corsi chiave, i centri che si prendono cura dei bambini vengono chiusi per bloccare il lavoro femminile, il regime di sradicare decenni di battaglie per il progresso»

 
AID : AGENZIA IRAN DEMOCRATICO