sabato 31 ottobre 2009

Appello urgente per salvare la vita di Mahmoud Vahidnia studente che ha sfidato pubblicamente Khamenei


Nella foto Mahmoud Vahidnia, studente dell'università Sharif di Teheran
Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia è profondamente preoccupata per la sorte dello studente della facoltà di matematica dell'università Sharif di Teheran che ha pubblicamente sfidato il capo del terrorismo iraniano e mondiale Ayatolterrore Ali Khamenei e lancia un urgente appello al governo italiano, alle istituzioni per i diritti umani e a tutti coloro che hanno al cuore la questione dei diritti umani di mobilitarsi per salvare la vita di Mahmoud Vahidnia che attualmente si trova nelle carceri della sezione di Informazione della Sepah Passdaran. Vahidnia avendo sfidato pubblicamente khamenei rischia seriamente la vita. Il governo italiano avendo buoni rapporti con Teheran può usare i suoi buoni canali per intervenire a favore di tutti prigionieri politici e in particolare per salvare la vita di Vahidnia.
Karimi Davood, presidente dell'associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia
Email del ministro degli esteri On. Franco Frattini: franco.frattini@esteri.it,
segr-co@cert.esteri.it

mercoledì 28 ottobre 2009

LE IMPRONTE DEL REGIME IRANIANO NEL TRIANGOLO DELLA MORTE. NUOVO ATTENTATO IN PAKISTAN.



Anche oggi il regime dei mullah non ha risparmiato delle innocenti vite umane dalle sue furie disumane. Ormai è da settimane che gli iraniani stanno colpendo costantemente il trio Pakistan, Afghanistan e Iraq fomentando la paura e il terrore tra la popolazione civile. Ormai questi tre paesi sono diventati un campo di battaglia, dove i terroristi di varie nazionalità comandati dal capo supremo iraniano Ayatolterrore Ali Khamenei, attraverso l'uso del terrore e della violenza cercano di persuadere e costringere gli americani di lasciare l'Iraq e Afghanistan e in seguito anche il medioriente. In una recente riunione, secondo quanto mi hanno riferito alcune fonti interni, Ali Khamenei ha ordinato l'incremento e l'inasprimento delle azioni terroristiche in particolare modo contro i civili. Naturalmente dopo ogni azione i mass media locali vicini all'Iran cercano di fomentare il malessere tra la popolazione attribuendo la responsabilità di tutto ciò alla presenza degli americani. Un altro motivo di tale inasprimento della violenza va letto nel contenzioso nucleare iraniano. I mullah stano conducendo una doppia trattativa( verbale e violento), basata su un doppio binario per quanto riguarda la bomba atomica e l'arricchimento dell'uranio. Sul primo ci sono le famose trattative che stano durando da anni e hanno come l'obbietivo l'acquisizione del tempo prezioso per completamento del programma atomica militare e per allontanare lo spetro di una reazione violenta della comunità internazionale. Sull'altro binario esiste la macchina del terrore e del terrorismo che si regola e si adegua coi passi della diplomazia del dialogo. Dove quest'ultimo è in difficoltà ci si arriva come un fulmine a ciel sereno e sblocca la situazione. Non dobbiamo dimenticare che la politica di accondiscednza su cui regge il lato delle trattative è talmente debole che di fronte ad ogni attacco del regime iraniano alza le mani e cerca di accettare la politica di ricatto dei mullah.
Se guardiamo con attenzione al numero crescente degli attentati e al numero dei morti degli ultimi attentati avvenuti in Afghanistan, in Iraq e in Pakistan ci rendiamo conto della situazione attuale e delle difficoltà in cui ci si trova l'Europa e l'America.
Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia esprime le sue condoglianze ai familiari delle vittime del terrorismo iraniano e condanna fermamente le interferenze terroristiche iraniane in questo triangolo della morte e delle violenza e a gran voce dichiara che l'unica via per porre termine a tutto ciò è la strada designata dal nostro presidente Maryam Rajavi:" Non alla guerra, non alla politica di accondiscendenza e si al popolo iraniano e alla sua leggittima resistenza". Secondo me la terza via è quella piu' conveniente sia per il popolo iraniano che per il resto del mondo. L'esperienza di questi ultimi 6 anni hanno dimostrato l'inefficienza della politica di accondiscendenza di Khavier Solana che ha solamente contribuito ai mullah di temporeggiare e far perdere il tempo degli europei continuando costantemente a lavorare sull'arricchimento dell'uranio e sulla costruzione della bomba atomica. Il costante lancio dei vari missili negli ultimi tempi ne è una valida prova di tutto ciò.
karimi davood, analista politico iraniano

AFGHANISTAN: NUOVO ATTENTATO DEL REGIME IRANIANO CONTRO L'ONU

Nuovo attentato del regime iraniano contro la comunità internazionale.
Ogni volta che ci avviciniamo ai momenti cardini nelle trattative sul nucleare iraniano spuntano puntualmente le artiglie del regime khomeinista che feriscono il cuore dell'umanità.
Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia condanna fermamente questo attentato e porge le sue profonde condoglianze alle famiglie delle vittime e al segretario generale dell'ONU signor Ban Ki Moon.
Karimi Davood

martedì 27 ottobre 2009

BOMBA ATOMICA ISLAMICA IRANIANA: SOLANA, LA VERA PREDA DEL REGIME DEI MULLAH



SOLANA PESTA L'ACQUA NEL MORTAIO
-IL REGIME DEI MULLAH NON RISPONDERA' MAI E MAI ALLE SUE SOLLICITAZIONI MESCHINI
TEHERAN RICONOSCE SOLAMENTE LA LINGUA DELLA FORZA
-IL DIALOGO E' IL PEGGIOR NEMICO DELL'EUROPA E DELL'AMERICA
ATTRAVERSO IL DIALOGO IL REGIME DI TEHERAN CERCA DI RIGUADAGNARE IL TEMPO PREZIOSO PER COMPLETAMENTO DELLA BOMBA ATOMICA
-I MULLAH NON SI RITIRERANNO MAI E MAI DAL LORO AMBIZIOSO PROGETTO PER LA COSTRUZIONE DELLA BOMBA ATOMICA ISLAMICA
KHOMEINI L'HA CHIAMATO " LA GARANZIA PER LA SOPRAVVIVENZA DELLA REPUBBLICA ISLAMICA IRANIANA"
-CHI VIVE NELL'UTOPIA DI PERSUADERE I MULLAH A DESISTERE DAL COSTITUIRE LA BOMBA ATOMICA E' IL PEGGIOR NEMICO DEL MONDO CIVILE DI OGGI
-CONSEGNARE NELLE MANI DELLE PERSONE INCOMPETENTI LE TRATTATIVE SUL NUCLEARE IRANIANO E' IL PEGGIOR ERRORE DELLA POLITICA EUROPEA


E' da anni che vado dicendo che il regime dei mullah ha un programma atomico militare e che per mantenerlo e portarlo a termine è disposto a scednere in conflitto e di trascinare il mondo intero nella più catastrofica guerra mondiale. In questi anni, il regime iraniano, specialmente dopo le giuste e ammirevoli rivelazioni della resistenza iraniana sulla esistenza di una ampio programma atomico militare nascosto per ben 18 anni,ha scelto la tattica di "staffetta" politica e diplomatica incaricando ogni tanto un uomo diverso da quello precedente per intavolare i negoziati sul suo nucleare. Obiettivo di tale operazione di intelligence è stato quello di riguadagnare il tempo, come elemento essenziale e prezioso per la costruzione della bomba atomica. Qui devo specificare che il tempo è uno dei fattori fondamentali per completamento del progetto atomico militare. Per risalire alle vere intenzioni di Teheran non bastano cercare solamente le prove e gli indizi che per fortuna non mancano. Basta guardare a come si comporta per temporeggiare e per prendere per fondo schiena l'intero mondo ed il responsabile per la politica estera dell'Unione Europea, Solana, che secondo me è la vera preda del regime iraniano. Naturalmente anche Solana ci sta in questo gioco anche perchè lui stesso è il frutto della politica di accondiscendenza euroamericana . Solana and compagny cercano di domare il mostro attraverso l'offerta delle carote arricchite al compiacenza politica e delle bastonate sulla testa della resistenza e dell'opposizione contro il regime dei mullah. Naturalmernte le carote ingrandiscono il mostro e le bastonate e gli impedimenti indebboliscono la popolazione. Invece secondo me, se, l'Europa ha veramente intenzioni serie di impedire al regime di costituire la bomba islamica deve per forza schierarsi e allinearsi con la popolazione che è stata esclusa volontariamente dalle trattative. E' l'unica via efficace e veloce per costringere i mullah di Teheran a ritirarsi e smettere di minacciare l'intero mondo con la loro politica del terrorismo e del ricatto. Gli ultimi attentati terroristici in Iraq devono insegnare qualcosa a coloro che si sentono di avere la facoltà divina di sostituire altri popoli per decidere sulla loro sorte. La questione atomica ddei mullah fa parte integrante della politica della repressione e della violenza e del terrorismo di cui il popolo iraniano è la maggiore vittima e nei trentanni passati ha pagato un duro tributo di sangue e di dolore. Allore secondo me finchè l'Europa esclude la popolazione iraniana ed insiste sulla via diel "dialogo-monologo" con il regime "sordo" di Teheran non guadagnerà nemmeno un piccolo passo positivo ma in cambio avrà sempre maggiori gradimenti del capo supremo del terrorismo mondiale appunto Ayattollah khamenei. Anche perchè stare al gioco di "tira e molla" fino ad oggi ha favorito solo i mullah. Vorrei che Solana facesse un esame di coscienza e di rivedere la sua politica valutando i risultati di questi 6 anni perduti nei vari coridoi della politica di accondiscendenza favorendo solamente e solamente la costruzione della bomba atomica islamica con cui Teheran cercherà di costruire il suo impero islamico mondiale con delle dimensioni catastrofiche per tutto il mondo. Quel giorno il mondo intero sarà ricattato da Teheran che sarà riuscito ad imporre agli americani un presidente-mullah con il "turbante e mantello neri" e agli europei un mullah-responsabile per gli afari esteri con il "turbante e mantello bianchi"!
karimi davood, analista politico iraniano







IRAN: SOLANA, DA TEHERAN ANCORA NESSUNA RISPOSTA
27-10-2009 - 10:16


27-10-2009 - 09:40Lussemburgo, 27 ott. - (Adnkronos/Aki) - L'Iran non ha ancora risposto all'ultima offerta del 5+1, i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu e la Germania. Lo ha detto l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue, Javier Solana, giungendo a Lussemburgo per la seconda giornata dei lavori del Consiglio Esteri a Lussemburgo.

lunedì 26 ottobre 2009

Messaggio di auguri al On. Pier Luigi Bersani nuovo segretario del partito democratico


A nome dell'Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia desidero esprimere i nostri migliori auguri di buon lavoro al nuovo segretario del Partito Democratico italiano Pier Luigi Bersani augurandogli tantissimi successi e molta determinazione e fermezza nella lotta al fondamentalismo islamico di matrice khomeinista che oggi colpisce indistintamente tutti i popoli violando fini e confini arrivando nel cuore dell'Europa e dell'America. Speriamo che in questo cammino il Partito Democratico Italiano, sotto la maestosa guida del nuovo segretario Bersani, possa creare uno spazio e un'atmosfera di serenita' e di collaborazione sul piano politico interno e di supporto per coloro che combattono quotidianamente la vera minaccia del terzo millennio.
Auguri Segretario Bersani
Davood Karimi, presidente dell'Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia

domenica 25 ottobre 2009

IL REGIME DI AHMADINEJAD E' AUTORE E RESPONSABILE DEGLI ATTENTATI IN IRAQ


nella foto i 6 soldati uccisi in Afghanistan
Il regime dei mullah ha nuovamente ripreso la sua politica interventista- terroristica in Iraq per destabilizzare ulteriormente già una precaria situazione politica su cui è seduto il premier Almaleki.
Naturalmente questi ultimi attentati sono anche una chiara risposta alla decisione della magistratura irachena sullo scagionamento dei 36 ostaggi iraniani da qualsiasi accusa e di liberarli e mandarli nel campo di Ashraf.
Finchè il presidente di colore americano porta avanti la politica di"mano tesa", il regime di Ahmadienjad userà tutti le sue poyenzialità e mezzi per destabilizzare non solo Iraq bensi tutta la regione a partire dalla questione israelo-palestinese fino all'Afghanistan dove ultimamente le bombe mandate da Teheran hanno ucciso 6 soldati italiani. Questa ondata di violenza contro i civili iracheni è il frutto della politica di debolezza del presidente Obama e della politica di accondiscedenza europea. Ribadisco ancora una volta che fin quando il regime dei mullah resta al potere non farà altro che spargere il sangue del popolo iraniano e di altri popoli e non permetterà mai al mondo di restare in una situazione di tranquilità e di pace. E' la vera minaccia del terzo millennio. Se qualcuno è convinto che potrà domare questo mostro attraverso i pacchi incebtivi e la repressione della sua opposizione si troverà prima o poi nelle bestiali tenaglie di questo regime per passare gli ultimi istanti della vita. Il regime dei mullah non ha mai avuto uno occhio di riguardo per chi lo ha sostenuto e incoraggiato e coperto le sue azioni terroristiche. Prima o poi farà quello che farà coi propri terroristi e agenti. Al momento opportuno gli fara passare sulla testa un camio pieno di mattonelli!
Incidente stradale!
Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia condanna fermamente questi disumani attacchi contro i civili e esprime le sue profonde condoglianze ai familiari delle vittime e augura una pronta guarigione per i feriti.
karimi davood

Iraq: attentati Baghdad, 132 morti
Continua a salire il bilancio delle vittime, oltre 500 i feriti
25 ottobre, 14:04



(ANSA) - BAGHDAD, 25 OTT - E' salito a 132 vittime, oltre a piu' di 500 feriti, il bilancio del duplice attentato di stamani a Baghdad.E' uno dei piu' sanguinosi compiuti quest'anno nella capitale. Lo ha riferito la polizia. La prima autobomba e' esplosa alle 10:30 (8:30 Italia) in via Haifa, investendo i ministeri di Giustizia, Lavoro e Affari sociali. Dieci minuti piu' tardi nella stessa via, una seconda vettura ha seminato la morte nei pressi del governatorato provinciale di Baghdad.

PREMIO ROBERTO ROSSELLINI A NEDA, SIMBOLO DELLA RESISTENZA IRANIANA



Il premio Roberto Rossellini, dedicato a Neda e ritirato dalla signora Shahrzad Sholeh, presidente dell'Associazione Donne ddemocratiche iraniane in Italia

Il premio Roberto Rossellini dedicato a Neda, simbolo della resistenza e della rivolta iraniana


NELLA FOTO SHAHRZAD SHOLEH INSIEME AL SIGNOR RENZO ROSSELLINI
COMUNICATO STAMPA
Samar Minallah a Maiori per ricevere il premio Roberto Rossellini
alla decima edizione del Premio Internazionale Roberto Rossellini Maiori Film Festival
Centro Congressi Hotel Pietra di Luna
Maiori 24 ottobre 2009
Ingresso gratuito


La serata di gala del Premio Internazionale Roberto Rossellini Maiori Film Festival ha concluso a Maiori, sabato 24 ottobre, al Centro Congressi dell’Hotel Pietra di Luna, la manifestazione intitolata al maestro del neorealismo, dopo una settimana ricca di proiezioni ed incontri che, hanno riguardato la filmografia al femminile con lo sguardo rivolto ad alcune delle problematiche che, in ogni parte del mondo, ancora sono di ostacolo alla piena affermazione e alla tutela della dignità della donna.
Il galà di chiusura, (ore 19.30), condotto dall’attore positanese Gianmaria Talamo insieme ad Antonella Graziano e alla giovanissima compagnia dei Murattori (Marta Strazzocco, Giovanna Parlato, Anna Fusco, Vincenzo Mascolo, Vito Mascolo, Gabriele Fusco, Salvatore Iaccarino), ha visto l’assegnazione del premio Rossellini 2009, attribuito ad artisti o personalità attenti alle problematiche sociali del nostro tempo.
Numerosi i riconoscimenti che sono stati attribuiti in questa decima edizione nel ricordo di Roberto Rossellini.
Destinatari: Carlos Pronzato per il documentario “Madres de Plaza de Mayo, memoria, verdade, justicia” film indipendente del video maker italo-argentino. Le testimonianze delle madri di Plaza de Mayo 32 anni dopo. Uno dei più grandi movimenti per i diritti umani del novecento creato e portato avanti da sole donne. Un'azione civile e politica straordinaria, di risonanza mondiale ma che - nonostante tutto - esiste ancora, in attesa delle verità che governo e militari ancora nascondono.
Il primo film animato palestinese “Fatenah” del regista Ahmad Habash, realizzato con il sostegno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. E’ basato sulla vera storia di una donna di Gaza che scopre di avere un tumore al seno, e tenta di curarsi.
Belén Macìas per il film “El Patio de mi carcel” (Spagna 2008). Storia di donne: donne escluse, recluse. Isa, rapinatrice; Dolores, rom uxoricida; Rosa, prostituta innamorata; Ajo, pronta a tutto per amore; Luisa, colombiana innocentemente colpevole. L’arrivo di Mar porterà una ventata di speranza, coinvolgendo le donne in un viaggio verso la libertà.
Will Raee per il progetto di film Girl Soldier, di cui Raee è per l’appunto il regista. Adattamento cinematografico del libro Stolen Angeles di Kathy Cook, il film vedrà Uma Thurman rivestire i panni di suor Coraline, il cui vero nome è Rachele Passera, religiosa che si oppose ai signori della guerra ugandesi. Il 30 ottobre 1996, i guerriglieri del Lord Resistant Army assaltarono il St. Mary’s College di Aboke, una scuola gestita da sei suore italiane. Rapirono 139 ragazze tra i 13 e i 16 anni. Suor Rachele Passera inseguì i ribelli e riuscì a tornare a casa con 109 studentesse.
Sharzad Sholeh e Davood Karimi, rispettivamente l’una presidente delle Donne Democratiche Iraniane in Italia e l’altro presidente dell’associazione Rifugiati politici iraniani in Italia, in nome di Neda, la ragazza iraniana trucidata e divenuta simbolo della protesta contro il risultato delle elezioni presidenziali iraniane.
Samar Minallah condannata a morte per il video che ha ripreso la diciassettenne flagellata dagli integralisti talebani in Pakistan. Da oltre 20 anni dedica tutte le sue energie alla lotta per l’emancipazione femminile nelle «zone tribali» e nel Pakistan rurale. A questo fine ha fondato una sua organizzazione non governativa, la Ethnomedia. Un suo video qualche anno fa venne anche premiato alle Nazioni Unite per il coraggio con cui denunciava la tradizione di far sposare donne bambine agli anziani per dirimere le dispute tra clan rivali.



INFO: UFFICIO STAMPA GIOVANNA DELL’ISOLA A.A.S.T. Maiori 089877452
Cell. 3393017395 – www.premiorossellini.com

giovedì 22 ottobre 2009

il regime misogino dei mullah ha impiccato la donna più povera e più sola dell'Iran


Nella foto Soheila Ghadiri, impiccata domenica scorsa nel carcere di Evin di Teheran


Domenica scorsa, la sala delle impiccagioni di Evin a Teheran ha ospitato e ha accolto tra la sua fune la donna più sola e più povera del paese. La donna si chiamava Soheila Ghadiri, 28 anni che per "amore" aveva ucciso il suo figlio di appena 5 giorni. Soheila era arrivata a Teheran dal Kurdistan quando aveva appena solo 18 anni. Era una ragazza semplice della campagna. Era sola e non aveva nessuno e passava le sue giornate tra i parchi e zone appartate di Teheran mendicando e prostituendosi. Ha passato molti anni dormendo nel caldo e nel freddo della città nei parchi e nei palazzi abbandonati. Era caduta molte volte tra le btaccia di coloro che la volevano per quei pochi minuti e basta. Soheila non aveva mai provato amore e accarrezze. Aveva subito solo violenze e attenzioni sessuali delgi uomini che l'abbandonavano a volte nemmeno pagando il prezzo della prestazione! Soheila non aveva mai visto il calore e la protezione di una casa propria. Soheila non aveva vista e provato il piacere di preparare un minestrone caldo quando il gelo di Teheran arrivava sotto lo zero. Soheila non aveva mai provato il piacere di sentire la parola " augrui, buon compleanno"! Soheila non aveva provato mai la soddisfazione di avere un vestito nuovo. Soheila non aveva mai provato il piacere di avere una accarrezza oppure una parola di dolcezza quando nel suo grembo cresceva una creatura, frutto di una delle tante violenze sessuali subite nelle sue notti di solitudine. Soheila viveva nell'incubo del futuro del suo figlio. Soheila non voleva consegnare alla società una creatura che finisse come lei nella più sperduta zona della società iraniana. Dove, nel nord di Teheran i cani randaggi sono più sazzi dei bambini che popolano la zona sud della città. Le uniche accarezze ricevute da Soheila provenivano dagli uomini poveri o ricchi che l'avrebbero abbandonato subito dopo la fine del rapporto. Soheila era arrivata a Teheran per costituirsi una vita migliore. Il frutto di questa vita fu un bambino che, Soheila, come aveva molte volte gridato in tribunale, amava e non voleva che diventasse come lei un oggetto di piacere oppure un uomo vagabondo. Per amore, dopo 5 giorni dal parto, soheila uccide il suo " amore" e chiama la poliza dicendo di aver sgozzaato il figlio. Durante il processo Soheila aveva gridato che ha "ucciso il figlio solo per amore e basta". Ma il regime misogino dei mullah ha voluto vendicarsi di Lei perchè si era macchiata del sangue di un "maschio". Nella maligna legislatura del regime fondamentalista iraniana se "un padre uccide la figlia" può essere perdonato e liberato. Ma se una donna per qualsiasi motivo uccide il figlio deve passare gli ultimi secondi della sua vita nella " stanza della morte del carcere di Evin" accompagnato da una fune che la accompagnerà fino al di la! Questo è la giustizia di un regime che discrimina le donne e riconosce molteplici diritti al genere maschile.
Soheila non aveva un avvocato del taglio del premio Nobel che la difendesse e la scagionasse dalla terribile accusa di essere assassina del figlio. Soheila, povera, prostituta e minorata mentale aveva solo alcuni metri di fune che la attendeva nella stanza della morte per liberarla da questo regime misogino e fondamentalista che ha speso miliardi di dollari per costituire la sua bomba atomica islamica e per finanziare i gruppi terroristici del mezzo mondo.
Le nostre più sentite conoglianze a tutte le donne e mamme del mondo.
Cara mia sorella Soheila sei e rimani nei nostri cuori!
Nell'Iran di domani ci ricorderemo di te come la mamma più bella del mondo.
Karimi Davood

AUGURI E BUON COMPLEANNO A TUTTE LE RAGAZZE NATE OGGI COMPRESA MIA FIGLIA AZAR




Faccio i miei auguri a tutti coloro, compresa mia figlia, nati oggi 30 Mehr(calendario persiano), anniversario della presentazione della nostra amatissima presidente Maryam Rajavi, eletta dal Consiglio Nazionale della resistenza iraniana.
I miei piu' sentiti auguri anche alla presidente Rajavi.

mercoledì 21 ottobre 2009

Iran, eseguite cinque condanne a morte



Soheila Ghadiri impiccata stamattina nel carcere di Evin
Corriere della Sera

Rimandata l'esecuzione del ventenne
Quattro uomini e una donna impiccati a Teheran. Safar Angooti resterà invece in prigione per altri 30 giorni

NOTIZIE CORRELATE
Iran, ventenne condannato a morte (20 ottobrre 2009)
Soheila Ghadiri, impiccata a Teheran
MILANO – Cinque persone sono state impiccate di mattina presto nel carcere di Evin a Teheran: quattro uomini e una donna di 30 anni. È stata invece rimandata di un mese l'esecuzione di Safar Angooti, 20 anni, condannato a morte per un crimine commesso quando era minorenne. Lo hanno riferito fonti attendibili di Teheran agli attivisti di "Iran Human Rights". L'esecuzione di Angooti è stata rinviata, ma non annullata. Non è la prima, ma la terza volta. Pare che resterà in prigione per una trentina di giorni, in attesa di essere impiccato.

MINORI - La Convenzione Onu dei diritti dell’infanzia, di cui l'Iran è firmatario, proibisce di infliggere la pena di morte per crimini commessi prima dei 18 anni. L'Iran punisce però come adulti i bambini a partire dai 15 anni e le bambine dai 9 anni. Angooti è stato condannato a morte per l’omicidio di un rivale in amore, un ragazzo di nome Mehdi Rezaee, durante una rissa in strada all'età di 17 anni. Secondo il quotidiano iraniano Etemad, Safar vide Mehdi che parlava con una ragazza che piaceva anche a lui. Mehdi era in moto e si sarebbe diretto verso Safar, il quale avrebbe tirato fuori un coltello puntandolo contro il rivale. Safar ha ammesso di aver ucciso Mehdi nella rissa, ma non intenzionalmente. Anche l’impiccagione di un altro ragazzo di nome Behnoud Shoojaee era stata rimandata (cinque volte), ma poi è stata eseguita domenica 11 ottobre, il giorno dopo la Giornata internazionale contro la pena di morte: il ragazzo 21enne, accusato anche lui di aver commesso un omicidio a 17 anni (del quale si dichiarava innocente), è stato impiccato nella prigione di Evin. A condurre l’esecuzione è stata la famiglia della vittima, tirando via la botola su cui Behnoud stava in piedi dopo che la corda gli è stata messa al collo dal boia.

PRESSIONE - «L'attenzione internazionale ha senza dubbio contribuito al rinvio – dice Mahmood Amiry-Moghaddam portavoce di "Iran Human Rights" -. Dobbiamo ricordarci che Safar e molti altri minorenni in prigione restano a rischio di esecuzione. La comunità internazionale deve continuare a mantenere alta la pressione sulle autorità iraniane per eliminare in modo permanente la pena di morte contro tutti i minorenni». Delle cinque persone impiccate mercoledì 21 ottobre, è noto il nome della donna, Soheila Ghadiri, 30 anni, condannata tre anni fa per l'omicidio del figlio dopo 5 giorni dalla nascita. In tribunale, disse in propria difesa: «Sono fuggita di casa e a 16 anni mi sono sposata con il ragazzo che amavo. È morto in un incidente e ho cominciato a prostituirmi e ad assumere stupefacenti, diventandone dipendente. Ho contratto il virus dell’Hiv e l'epatite. Quando il mio bambino è nato, l’ho ucciso perché non volevo che subisse il mio stesso destino».

Viviana Mazza
21 ottobre 2009

martedì 20 ottobre 2009

NUOVA IMPICCAGIONE PER UN MINORENNE


Nella foto Soheila Ghadiri, impiccata stamattina nel carcere di Evin

Nella foto il minorenne Safar Angooti di cui l'impiccagione è stato rimandato fra un mese grazie alla mobilitazione interna ed internazionale a su favore
DOPO LE ESECUZIONI DI Behnoud Shojaee E Delara Darabi
Iran, ventenne condannato a morte
Sarà impiccato mercoledì per l'omicidio di un rivale in amore durante una rissa in strada: allora aveva 17 anni

Safar Angooti
MILANO - Meno di una settimana dopo l’esecuzione di Behnoud Shojaee, è prevista mercoledi 21 ottobre a Teheran l’impiccagione di un altro ragazzo iraniano, Safar Angooti, 20 anni, anche lui condannato a morte per un crimine commesso quando era minorenne. Lo ha annunciato il suo avvocato Mohammad Mostafaei, che aveva difeso anche Behnoud Shojaee e Delara Darabi (la pittrice impiccata lo scorso maggio), come pure molti altri minorenni che si trovano nel braccio della morte in Iran.

L'OMICIDIO A 17 ANNI - È una violazione della Convenzione Onu dei diritti dell’infanzia, di cui l’Iran è firmatario, che proibisce di infliggere la pena di morte per crimini commessi prima dei 18 anni. L’Iran punisce però come adulti i bambini a partire dai 15 anni e le bambine dai 9 anni. Angooti è stato condannato a morte per l’omicidio di un rivale in amore, un ragazzo di nome Mehdi Rezaee, durante una rissa in strada all’età di 17 anni. Secondo il quotidiano iraniano Etemad, Safar vide Mehdi che parlava con una ragazza che piaceva anche a lui. Mehdi era in moto e si sarebbe diretto verso Safar, il quale avrebbe tirato fuori un coltello puntandolo contro il rivale. Safar ha ammesso di aver ucciso Mehdi nella rissa, ma non intenzionalmente. È stato condannato a morte. Doveva essere impiccato lo scorso 6 maggio ma, grazie agli sforzi del suo avvocato e all’attenzione internazionale sul caso, l’esecuzione era stata rimandata (per la seconda volta). È stato trasferito dalla prigione di Rajaee Sahhr (a ovest di Teheran) a Evin, dove si trova in cella di isolamento in attesa dell’esecuzione mercoledi mattina.


Soheila
GLI ALTRI CONDANNATI - È prevista nello stesso giorno anche l’impiccagione di altre cinque persone, quattro uomini e una donna. Lo afferma l’agenzia iraniana Isca. La donna di 30 anni si chiamerebbe Soheila e sarebbe stata condannata tre anni fa per l’omicidio del figlio neonato. In sua difesa, Soheila avrebbe detto: «Sono fuggita di casa e a 16 anni mi sono sposata con il ragazzo che amavo. È morto in un incidente e ho cominciato a prostituirmi e ad assumere stupefacenti, diventandone dipendente. Quando il mio bambino è nato, l’ho ucciso perché non volevo che subisse il mio stesso destino».

PRESSIONI INTERNAZIONALI - «È bene che le Nazioni Unite e l’Unione Europea condannino le esecuzioni dei minori, ma questo non influenza le azioni del regime iraniano – afferma l’associazione per i diritti umani Iran Human Rights -. La comunità internazionale deve esercitare una pressione sostenuta sul regime iraniano, se vuole salvare i 130 minorenni che attualmente si trovano nel braccio della morte».



Viviana Mazza
20 ottobre 2009

ATTENTATO CONTRO LA FORZA TERRORISTICA DELLA SEPAH PASSDARAN


Nurali Shoushtari, comandante della forza Ghods della sepah Passdaran e vice capo della forza di terra della Sepah, ucciso nell'attentato di domenica

Passdar Mohammad zadeh, comandante della sepah passdaran nella provincia di Sisatan e Belucistan, ucciso nell'attentato di domenica

E' da tre giorni che che vengo costantemente chiamato dai colleghi della stampa e interrogato sull'attentato che ha quasi decapitato la forza terroristica Ghods della Sepah Passdaran e della divisione locale di questo corpo militar-ideologico del regime dittatoriale dei mullah.
Oggi intervenedo al programma radiofonico "Radioancheio" ho dovuto specificare alcuni punti essenziali che molti giornalisti, coscientemente o incoscientemente, diffondono sulla realtà iraniana. Per primo devo specificare, come ho detto durante il programma, che in Iran non esistono nessun gruppo o forza separatista. Questo è una accusa grave del regime verso coloro che combattono per la liberta e la democrazia in Iran e per l'autonomia delle loro province come il popolo kurdo che da anni combatte per la democrazia in Iran e per l'autonomia in Kurdistan. Il regime dei mullah attraverso tale accusa cerca di legittimizzare la repressione delle etnie e delle minoranze che lottano per il ripristinio dei loro diritti.
Ma per quanto riguarda l'attentato di domenica devo specificare che in questa zona dell'Iran, dove la minoranza sunnita è molto forte, è da anni in corso una dura e feroce repressione militare attraverso cui il regime di Teheran ha represso e reprime tuttora qualsiasi legittima richiesta dei Beluci e delle etnie che popolano questa zona. Per esempio non c'è giorno in cui non ci siano esecuzioni pubbliche in varie città della zona. I mullah hanno instaurato una dura rete repressiva contro la popolazione sunnita fomentando anche l'odio e la discriminazione tra diverse realtà religiose ed etniche. Per esempio favoriscono alcuni tribu' discriminando altre per creare una situazione di guerra e di disagio tra la popolazione locale.
La manifestazione di domenica scorsa, in cui è avvenuto l'attentato kamikaze contro il vertice della Sepah Passdaran era un altro esempio di tale politica. Gli organizzatori di una riunione "pacificatrice" tra varie tribu' sunnite e sciite, appartenenti alla stessa forza della Sepah Passdaran avevano anche organizzato una mostra sugli "sviluppi e i progressi ottenuti in questa regione"!!!!. Per il protocollo della manifestazione, i partecipanti avrebbero dovuto passare prima in questa esposizione per poi passare ai lavori della riunione organizzata tra i "capi tribu' e i capi della Sepah Passdaran". Durante l'inaugurazione della mostra dove erano schierati tutti i capi della Sepah compreso Nurali Shoushtari, capo della Forza Ghodas e vice capo del comandante della forza di terra della Sepah, nonchè l'uomo nella lista nera delle sanzioni dell'ONU, un uomo kamikaze si avvicina al gruppo e si fa esplodere tutta la rabbia di un popolo represso e oppresso da trentanni di violenza e di terrorismo applicati dal regime di Ahmadinejad. Nell'operazione kamikaze, numerosi capi del terrorismo iraniano vengono uccisi o feriti. In particolar modo viene eliminato il comandante Shushtari, capo della forza Ghods e l'uomo piu' ricercato dagli intelligence euroamericani. Anche perchè è l'uomo responsabile di numerosi attacchi in paesi occidentali e in particolar modo in iraq e in Afghanistan dove sono stati uccisi e tuttora sono sotto il tiro del regime dei mulla e della Sepaqh Passadaran numerosi soldati italiani e americani. Non bisogna dimenticare che gli ultimi 6 soldati italiani uccisi in Afghanistan sono caduti sotto le pallottole della forza Ghods, comandato e gestito direttamente da Nurali Shushtari.
Concludo e ribadisco che il popolo iraniano ormai è sceso pubblicamente in piazza per chiedere la libertà e la democrazia in Iran. E allo stesso tempo, il regime di Ahmadienjad oltre ad aver sparato e represso duramente le manifestazioni popolari ha anche accusato i manifestanti di essere "manipolati dagli americani e dagli inglesi", giustificando la loro eliminazione fisica e politica. L'esempio piu' emblematico è il processo falso che ha organizzato contro i capi della fazione pro moussavi e Hashemi Rafsanjan accusandoli di essere al soldo degli americani trascinandoli, sotto l'uso indiscrimnato e feroce della tortura, di fronte alle telecamere per confessare di "aver preso ordini e soldi dagli americani e dagli israeliani per creare disordine e la rivoluzione di velluto"!!!
Per il regime dei mullah chiunque esprima il suo dissenso e la sua opinione diversa è servo e "mercenario degli stranieri". allora mi permetto di dare un consiglio ai miei colleghi giornalisti di identificare e di respingere coloro che volontariamente si fanno portavoce del regime iraniano, sotto varie sigle e professioni, accusando le varie realtà e popolazioni etniche di "essere separatisti". Il regime dei mullah mira a costituire una regno islamico mondiale con delle dimensioni catastrofiche per tutto il mondo e cercherà ad ogni modo di portare avanti la costruzione della sua bomba atomica islamica e in questo cammino userà tutte le occasioni e i mezzi per ingannare l'opinione del pubblico internazionale e per temporeggiare e ingannare tutti i paesi e organismi coinvolti in questa facenda. Cercherà anche di sfruttare questo attentato per fare della parte della vittima, per incrementare ancora di piu' la repressione della popolazione e di qualsiasi voce di dissenso, per incrementare le sue azioni terroristiche in medioriente contro gli sforzi per la pace tra i palestinesi e gli israeliani e per giustificare le sempre piu' crescenti numeri delle esecuzioni politiche e per ostacolare ancora i lavori degli organi che devono controllare il progetto atomico iraniano.

Attenti al lupo, con tutto il rispetto per il lupo.
Un altro consiglio: per contrastare o per trattare con i mullah prima di tutto si deve conoscere la loro identità morale e politica altrimenti ci si casca nella loro trappola con la testa. Ci si rende conto della gravità del fatto quando è ormai tardi. Allora a gran voce grido "attenti ai mullah"!
karimi davood

lunedì 19 ottobre 2009

GRANDE FESTA DELLE RESISTENZA IRANIANA A PARIGI



GRANDE VITTORIA DELLA RESISTENZA IRANIANA
GRANDE FESTA A PARIGI PER LA LIBERAZIONE DEI 36 MEMBRI DELLA RESISTENZA IRANIANA CATTURATI IL 28 LUGLIO SCORSO DALLE FORZE DI POLIZIA IRACHENE DURANTE LA TRAGICA E DISUMANA AGGRESSIONE MILITARE CONTRO IL CAMPO DI ASHRAF IN IRAQ


Sabato scorsa è stata festeggiata a Parigi la liberazione dei 36 ostaggi iraniani alla presenza dell'amatissima presidente Maryam Rajavi, alla quale hanno partecipato numerose delegazioni degli iraniani residenti in Europa e in America e molte altre personalità del mondo politico internazionale. Anche dall'Italia è partita una delegazione degli iraniani simpatizzanti della resistenza iraniana insieme al sottoscritto che avevamo partecipato ininterrotamente alle manifestazioni organizzate in Italia a favore di questi 36 eroi della resistenza iraniana che per ben 72 giorni avevano portato avanti una coraggiosa ed eroica sciopero della fame.
AUGURI AL PRESIDENTE MARYAM RAJAVI

venerdì 16 ottobre 2009

SPERIAMO CHE SIA VERA LA NOTIZIA DELLA MORTE DI KHAMENEI


E' da ieri che ricevo numerose telefonate sulla presunta morte del capo supremo del terrorismo internazionale e del fondamentalismo islamico iraniano Ali Khamenei. Ho già attivato i miei canali interni ma per il momento non mi risulta nulla. Credo che sia una trappola tesa dallo stesso regime per dirottare verso altri canali il grande sdegno interno ed internazionale suscitato dopo l'impiccagione del giovane Behnoud Shojaii, avvenuto domenica scorsa. In questa maniera il regime dei mullah sta anche testando la reazione popolare ad una eventuale notizia della morte di Khamenei. Devo sottolinerae che ogni volta che il regime dei mullah si trova in qualche momento di profondo crisi ci si aggrappa a tale stratagemmi interni ed internazionali. Per esempio sulla questione nucleare quando ci si trovava in difficoltà cercava di scatenare il terrorismo del Hezbollah e del Hamas contro gli israeliani dirottando tutta l'attenzione internazionale verso quella parte del medioriente. E' una tipica politica dei mullah per scampare ai loro problemi inetrni ed inetrnazionali.
karimi davood

giovedì 15 ottobre 2009

IRAN: FRATTINI, TEHERAN SOSPENDA LE ESECUZIONI CAPITALI


UN CALOROSO RINGRAZIAMENTO AL MINISTRO DEGLI ESTERI ITALIANO ON FRANCO FRATTINI PER LA SUA POSIZIONE CONTRO LE ESECUZIONI IN IRAN. INFATTI BISOGNA DIRE CHE TALI POSIZIONI SONO MOLTO EFFICACI E METTONO IN SERIE DIFFICOLTA' IL REGIME DI TEHERAN E SE VENISSERO CONDIZIONATI I MIGLIORAMENTI DELLE CONDIZIONI DEI DIRITTI UMANI IN IRAN AI RAPPORTI COMMERCIALI E DIPLOMATICI ANCORA DIVENTANO PIU' INCISIVI ED EFFICACI.
GRAZIE SIGNOR MINISTRO. ASPETTIAMO ANSIOSAMENTE ALTRE SUE POSIZIONI CHE FARANNO ONORE E PORTERANNO GLORIA AL NOME DEL ITALIA E DEL SUO GOVERNO.
KARIMI DAVOOD




(ASCA) - Roma, 11 ott - ''L'Italia e' stata in questi anni il campione della condanna e della messa al bando della pena di morte. Quello che accade ora in Iran e' una pericolosa e minacciosa deriva dei diritti. Colpisce al cuore la liberta' di pensiero e isola la dirigenza iraniana dalla necessita' di un dialogo''. E' il commento del ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, dopo la la decisione da parte delle autorita' iraniane di rendere esecutiva la condanna a morte di un giovane, avvenuta stamani. ''L'Italia - prosegue Frattini - rivolge un sincero appello a Teheran a sospendere le altre esecuzioni della pena capitale decise dalle competenti autorita' iraniane. La salvaguardia della vita umana e dei diritti fondamentali della persona costituiscono una premessa necessaria per consolidare il clima di fiducia apertosi con il negoziato di Ginevra. Il negoziato sulla questione nucleare non puo' ignorare anche la dimensione dei diritti umani e la condivisione di valori essenziali tra l'Iran e la comunita' internazionale. L'Italia chiedera', in occasione del prossimo Cagre, che la questione dei diritti umani venga tenuta ben presente nel dialogo avviato con l'Iran sul tema nucleare''.

martedì 13 ottobre 2009

UNA DOLOROSA CANZONE IN PERSIANO IN RICORDO DEL GIOVANE BEHNOUD SHOJAI, IMPICCATO DOMENICA SCORSA A TEHERAN

UN BREVE FILMATO SUL RITORNO DEI 36 OSTAGGI NEL CAMPO DI ASHRAF

Iran, manifestanti condannati a morte, traduttrice El Mundo arrestata


Nella foto ministro degli esteri italiano On. Franco Frattini insieme al ministro per le politiche europee Andrea Ronchi e Karimi Davood

Nella foto Behnoud Shojai impiccato domenica scorsa e seppelito oggi nel cimitero di Beheshte Zahra di Tehran

I sei soldati italiani uccisi dalle bombe iraniane in Afghanistan

ECCOCI IL RISULTATO DELLA POLITICA DI ACCONDISCENDENZA EUROPEA CON IL REGIME DEI MULLAH: DAL TERRORISTA KAMIKAZE LIBICO DI MILANO ALLE CONDANNE A MORTE CONTRO I DISSIDENTI IRANIANI.
Nei miei articoli cerco sempre di usare una certa moderazione, anche perchè è giusto non creare una situazione di terrore e di paura. Ma credetemi mi è molto difficile filtrare le mie parole. La gravità della situaziione è tale che setacciando mille volte i miei articoli alla fine esce fuori una forte preoccupazione che non è possibile ne trascurare e ne censurare. La tragica azione di ieri mi conferma in pieno le mie fondate tesi secondo cui è il regime di Teheran dietro tutti gli attentati verificatisi negli ultimi anni: da quelli successi a Madrid fino a quelli di Londra e Afghanistan e Iraq. La strategia del regime dei mullah è basato sulla politica di ricatto che è fondato allo stesso tempo sull'uso massiccio e indiscriminato della violenza terroristica. Per Teheran l'uso del terrorismo kamikaze è l'unica via di scampo per quanto riguarda la sua politica atomica e repressiva. In questa maniera i mullah iraniani ricattano l'Europa gia debole e incapace di reagire e di diffendere i suoi interessi e cittadini. E' da anni che sostengo che è sbagliatissimo investire nella politica di accondiscendenza per garantire gli interessi economici e di sicurezza. Anche perchè investire nel regime dei mullah è come " pestare l'acqua nel mortaio"! Non si cambia nulla, l'acqua rimane sempre l'acqua, e si diminuisce ad ogni colpo schizzando fuori e non si ottiene nulla di modificato.Invece se l'Europa investe nel popolo iraniano sicuramente avrà un presente sempre garantito e un futuro sempre più sicuro. Non è difficile per i nostri politici capire che il regime dei mullah è il "problema fondamentale" e non è la soluzione ai problemi esistenti. Se noi andiamo a indagare negli attentati degli ultimi trentanni vediamo chiaramente sempre più evidenti impronte iraniane e il DNA del fondamentalismo islamico di matrice khomeinista. La tragedia dell'11 settembre è un caso emblematico. La storia ci preme a prendere degli insegnamenti dai tragici fatti che hanno segnato l'umanità ma i meschini interessi economici ci costringono a subire la violenza e l'insicurezza. Se l'Europa e l'America del presidente "yes we can" avessero preso un atteggiamento più serio e più fermo nei confronti del massacro messo in atto dal regime golpista di Ahmadinejad contro i milioni di manifestanti che sono scesi in piazza all'indomani delle farse elezioni del 12 giugno oggi non avremo assistito ad una serie di condanne a morte e azioni terroristiche. Ormai la sorte del popolo iraniano è legato alla sorte della comunità internazionale. Il fondamentalismo islamico colpisce indistintamente a Teheran, a Milano, a Londra, a Madrid, a Kabul( sei soldati italiani uccisi in un azione kamikaze), a Baghdad e a New York.
Secondo me non è ancora tardi. Basta che la politica di accondiscednenza vada seppelita prima possibile e vederemo come reagisce immediatamente il popolo iraniano alla violenza del regime dei mullah. La responsabilità della morte del giovane Behnoud Shojaii e della morte dei soldati italiani e americani va cercato anche nei palazzi di potere europee e americane.
karimi davood, analista politica iraniano


13/10/2009 - 15:28
Continuano gli arresti e gli annunci di condanne a morte in seguito alle manifestazioni post-elettorali in Iran. La dichiarazione di un’ulteriore prossima esecuzione, di un uomo accusato di avere legami con una organizzazione monarchica, si aggiunge alle tre che nei giorni scorsi erano state stabilite dal Tribunale Rivoluzionario di Teheran. La notizia è stata riportata da un sito web del fronte moderato iraniano, e si riferisce ai disordini scatenatisi in seguito alle contestate elezioni presidenziali del paese, che hanno visto confermare, tra polemiche e accuse di brogli, il presidente uscente Ahmadinejad. Le precedenti condanne erano state rese note dal portavoce del ministero della Giustizia, Bashid Rad, il quale aveva riferito che «tre persone accusate per il ruolo da esse avuto negli incidenti post elettorali» erano state «condannate a morte», aggiungendo che i legali degli imputati presenteranno appello. E un’altra notizia, proveniente sempre dall’Iran e riguardante ancora una volta le manifestazioni del dopo-elezione, vede invece protagonista una giovane traduttrice iraniana, Fariba Pajooh, del quotidiano spagnolo El Mundo. La ragazza, che attualmente si trova in cella con altri giornalisti e alla quale è stato impedito di incontrare il suo avvocato, è in carcere da 53 giorni con l’accusa di «propaganda contro la repubblica islamica d’Iran»- in base a quanto riporta l’avvocato Mina Jafari – poiché aveva lavorato come traduttrice del giornale nel periodo delle elezioni. Secondo parte dell’opposizione, il fatto è da considerarsi un «esempio della pressione subita dalle decine di giornalisti, militanti politici e oppositori, dopo la rielezione di Ahmadinejad». Dallo scorso giungo, sono infatti all’incirca 4000 le persone finite in carcere per aver partecipato alle manifestazioni di piazza, di cui circa 140 con l’accusa di aver tentato di rovesciare il sistema teocratico; la situazione resta dunque critica, in quanto l’Iran prevede appunto la pena capitale nell’ordinamento giudiziario, e in questi ultimi anni numerose sono state le esecuzioni per reati politici. Stando a quanto riporta Amnesty International, nelle prossime settimane si potrebbe assistere a un’ondata di condanne a morte che seminerà il terrore in Iran.

Iran/ Teheran: Karrubi sotto inchiesta Corte Islamica speciale


Aperta indagine su sua denuncia stupri in carcere
Roma, 13 ott. (Apcom) - Il candidato moderato sconfitto alle presidenziali iraniane dello scorso giugno, Mehdi Karrubi, e' stato messo sotto inchiesta da una Corte Islamica per le sue denunce di stupri in carcere di detenuti arrestati nelle proteste post-elettorali. E' quanto rende noto stamane l'agenzia ufficiale iraniana Irna citando il procuratore di Teheran, Abbas Jafari Dowlatabadi. "Un fascicolo e' stato aperto su Karrubi presso la speciale Corte per il clero", ha detto Dawlatabadi. Karrubi e' infatti un 'Akundi'; ovvero un mullah del clero sciita. Il procuratore di Teheran ha aggiunto che "alcuni individui sono stati convocate dalla Corte e le affermazioni di Karrubi sono oggetto di un'indagine". Lo scorso agosto , Karroubi, aveva denunciato stupri nelle carceri iraniane contro ragazze e ragazzi arrestati nelle proteste dello scorso giugno.

IRAN: IMPICCATI 6 DETENUTI NEL SUD, DUE SONO DONNE




Teheran, 13 ott. - (Adnkronos/Aki) - Sei condanne a morte sono state eseguite nell'ultima settimana nell'Iran meridionale. E' quanto si legge sul quotidiano conservatore iraniano 'Kayhan'. Tra i sei, cinque trafficanti di droga e una persona condannata per omicidio, vi sono due donne che erano coinvolte nel narcotraffico. Stando al giornale, le condanne per impiccagione sono state eseguite tra il 6 e l'8 ottobre scorso ad Ahvaz, capoluogo della provincia meridionale del Khuzestan.
Iran:opposizione, 4/a pena capitale
Emessa da corte rivoluzionaria dopo proteste per elezioni
12 ottobre, 11:11



(ANSA) - TEHERAN, 12 OTT - La corte di Teheran ha emesso la quarta condanna a morte nei processi per le proteste dopo la rielezione del presidente Ahamadinejad.

Lo ha reso noto oggi il sito riformista Mowjcamp. Il condannato si chiama Hamed Ruhinejad, ed e' stato condannato a morte sabato dalla sezione 28 della corte rivoluzionaria, presieduta dal giudice Moqisem. Il suo caso e' legato a quello di Mohammad Reza Ali Zamani, il primo di cui lo stesso sito ha reso nota la condanna a morte, giovedi' scorso.


Iran: impedito l'espatrio a legale
Era l' avvocato di un condannato a morte


(ANSA) - TEHERAN, 13 OTT - L'avvocato di una delle 4 persone condannate a morte nei processi per le proteste post-elettorali e' stato bloccato. Si e' visto ritirare il passaporto mentre stava partendo per l'estero.Il legale ha detto di essere stato bloccato da un agente dei servizi di sicurezza all'aeroporto,mentre stava per imbarcarsi sull'aereo che doveva portarlo all'estero.''Questo agente mi ha detto che ad impedirmi l'espatrio era stata la sezione per la sicurezza della Corte rivoluzionaria.''

IRAN: QUARTO OPPOSITORE AHMADINEJAD CONDANNATO A MORTE

Teheran, 12 ott. - (Adnkronos/Aki) - Il Tribunale della Rivoluzione di Teheran ha emesso una condanna a morte contro Hamed Ruhinejad, uno degli oppositori del governo di mahmoud Ahmadinejad. Lo scrive il sito riformista 'Mowjcamp', spiegando che Ruhinejad e' stato riconosciuto colpevole di aver collaborato con l'opposizione filo-monarchica all'estero e di aver quindi attentato alla sicurezza nazionale con lo scopo di rovesciare la Repubblica Islamica. Si tratta del quarto oppositore del governo di Ahmadinejad a subire una condanna a morte in relazione alle proteste che hanno fatto seguito alle presidenziali del 12 giugno.

lunedì 12 ottobre 2009

ATTENTATO DI MILANO CONTRO LA CASERMA SANTA BARBARA

A proposito dell'attentato kamikaze di stamattina contro la caserma di Santa Barbara di piazzale Perocchetti devo sottolineare che ho sempre sostenuto che il rischio del fondamentalismo islamico iraniano è mille volte più alto del suo rischio atomico. Il che non significa che non bisogna colpire la minaccia atomica ma aumenta l'esigenza di alzare la guardia contro i movimenti e gli sforzi del regime iraniano per la costruzione della bomba atomica islamica iraniana. E' da anni che sostengo la tesi secondo cui il regime iraniano sta arruolando dei terroristi kamikaze in tutta l'Europa e l'America. E' di pochi giorni fa la notizia secondo cui le autorità yemenite hanno denunciato il regime dei mullah per aver arruolato degli studenti yemeniti che studiano in Egitto. Secondo quanto hanno riferito le autorità yemenite, l'ambasciata iraniano al Cairo arruolava gli studenti yemeniti e gli mandava in Iran per gli addestramenti militari.Naturalmente gli addestramenti erano mirati alle preparazioni e alle azioni militari da compiere contro gli americani e gli europei. A nome dell'associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia condanno fermamente l'azione terroristico di oggi e, metto in guardia chi di competenza, di non trascurare la politica di ricatto del regime iraniano in materia delle azioni terroristiche-kamikaze. Sappiamo molto bene che il regime dei mullah è fortemente in crisi a causa della grande rivolta popolare e il dissenso interno nonchè della questione atomica che in questi tempi viente trattato in Europa. I mullah iraniani, attraverso tali azioni cercano di spaventare e terrorizzare la comunità internazionale e di portare avanti, allo stesso momento, il loro diabolico piano atomico islamico. Per contrasate tale politica bisogna dimostrare sangue freddo e tanta determinazione e una politica omogenea di supporto sostenuto da tutte le formazioni politiche italiane ed europee. Stiamo entrando in una fase molto delicata e sensibile. Senza una politica di fermezza il terrorismo iraniano colpirà ancora non solo in Italia ma in tutta l'Europa. L'attentato di oggi ha una "DNA" tutta iraniana.
karimi davood, analista politico iraniano.

domenica 11 ottobre 2009

IRAN: RONCHI AD AMBASCIATORE, COSTERNATI PER PENA MORTE


nella foto Behnoud Shojai, impiccato stammattina nel carcere di Evin
karimi davood: a nome di tutta la comunità iraniana, residente in Italia desidero ringraziare dal profondo del cuore il ministro per le politiche europee, Andrea Ronchi, per la sua sensibilità umana e politica dimostratasi durante la rivolta popolare iraniana. Oggi, come ieri, il ministro Ronchi ha voluto rinnovare il suo impegno nei confronti del popolo iraniano condannando le ultime sentenze di morte inflitte contro alcuni dimostranti arrestati durante le manifestazioni di protesta a Teheran. Una presa di posizione preziosa e coraggiosa.
Ancora, a nome del popolo iraniano e di Behnoud Shojaii, impiccato stamattina alle prime luci dell'alba, dichiaro che il sostegno e la solidarietà del ministro Ronchi è come un raggio si sole che illumina la notte più buia del cielo persiano e dà il calore e passione alla volontà popolare di continuare ad andare avanti verso un aurora di felicità, di democrazia e di convivenza civile all'interno della comunità internazionale.
Grazie Andrea!


Roma, 11 ott. (Adnkronos) - "Desidero esprimere la nostra profonda costernazione per le notizie che giungono dal suo Paese relativamente all'applicazione sempre piu' frequentre della pena di morte". Lo scrive oggi il ministro per le Politiche europee, Andrea Ronchi, in una lettera inviata all'ambasciatore dell'Iran in Italia. "Le condanne alla pena capitale e le altre pene inflitte per il coinvolgimento nelle proteste contro l'elezione di Mahmoud Ahmadinejad, nonche' il fatto che centinaia di oppositori siano ancora detenuti nelle vostre prigioni per il loro impegno a favore di principi democratici, suscitano in noi -continua nella lettera Ronchi- il piu' profondo sdegno e non sembrano coerenti con l'asserita volonta' del suo Paese di essere parte integrante delle nazioni democratiche".

IMPICCATO IL MINORENNE BEHNOUD SHOJAII


Alle prime luce di stamattina, nonostante una massiccia presenza delle madri dei caduti della recente rivolta e dei numerosi cittadini di fronte al carcere di Evin di Teheran che chiedevano la sospensione dell'impiccagione del minorenne, il regime fondamentalista e terrorista di Ahmadinejad ha stretto attorno al collo di Behnood tutto il suo odio disumano e ha immerso l'intera popolazione in un momento di incredulità e di lutto. Behnoud aveva già subito 6 momenti del genere e per tre volte aveva visto attorno al collo il cappio. Ma grazie alla forte mobilitazione dell'opinione pubblica, il regime dei mullah aveva desistito dal portare al termine la sua violenza e vendetta.
Le nostre profonde condoglianze alla famiglia e a tutti coloro che per anni hanno lottato per salvare la vita di Behnoud Shojaii.

Notizia diffusa dall'Ansa
Pena morte: Iran, un impiccato
Era accusato di un omicidio commesso quando aveva 17 anni
11 ottobre, 09:01
(ANSA)- TEHERAN, 11 OTT - Behnud Shojai, un giovane iraniano condannato a morte per un omicidio commesso a 17 anni, e' stato impiccato nel carcere di Evin a Teheran. Il giovane era in carcere da 4 anni. Anche una donna doveva essere impiccata per omicidio, ma all'ultimo momento e' stata risparmiata grazie al perdono dei familiari della sua vittima. Altri 7 condannati per omicidi commessi quando erano minorenni dovrebbero essere impiccati a tempi brevi. Sono diverse decine i giovani in carcere per gli stessi reati.

sabato 10 ottobre 2009

un vedoclip in persiano: "credetemi, la risposta dello specchio non è la pietra!

NOBEL: WASHIMGTON POST, NOI AVREMO PREMIATO L'IRANIANA NEDA


NOBEL: W. POST, NOI AVREMMO PREMIATO L'IRANIANA NEDA


Washington, 10 ott. - (Adnkronos) - Il "Washington Post" avrebbe premiato l'iraniana Neda, la ragazza uccisa nel giugno scorso a Teheran durante le manifestazioni di piazza seguite all'esito contestato del voto che ha riconfermato premiato Mahmoud Ahmadinejad. In un editoriale dedicato al Nobel per la pace assegnato a Barack Obama, "ma non e' colpa sua" se lo hanno scelto, il quotidiano americano sostiene che "un riconoscimento postumo a Neda, simbolo del movimento democratico in Iran, avrebbe riconosciuto i sacrifici fatti dal movimento e incoraggiato la sua battaglia in un momento difficile".

"La democrazia in Iran non solo libererebbe il popolo - osserva il giornale - ma migliorerebbe enormemente anche le chance della pace nel mondo, dal momento che il regime che l'ha uccisa sta perseguendo lo sviluppo di armi nucleari in aperta sfida con la comunita' internazionale".

Nell'accettare il premio, il presidente degli Stati Uniti ha detto di condividerlo con "la giovane donna che marcia silenziosamente nelle strade per difendere il suo diritto a essere ascoltata, anche di fronte alla violenza e ai proiettili". Secondo il "Washigton Post", "il solo fatto che abbia evitato di citare il nome di Neda o il suo Paese, presumibilmente per riguardo al regime iraniano con cui sta cercando di negoziare, dimostra la tensione che qualche volta esiste tra 'la diplomazia e la cooperazione tra i popoli' (di cui si parla nella motivazione del Nobel, ndr) da una parte e il sostegno ai diritti umani dall'altra. Il Comitato dei Nobel avrebbe potuto risparmiare a Obama questo dilemma, se avesse dato a Neda invece che a lui il premio".

karimi davood: condivido pienamente le affermazioni del Washington Post. Anche perchè il premio è andato nelle mani di chi ha già dimostrato la sua incapacità di fronte al rischio del fondamentalismo iraniano che ci ha portati via prematuramente Neda che è diventata il simbolo della resistenza delle donne iraniane.

NUOVE CONDANNE A MORTE IN IRAN


Iran, tre condanne a morte per proteste dopo elezioni
sabato 10 ottobre 2009 18:24
TEHERAN (Reuters) - Tre persone sono state condannate a morte oggi da un tribunale iraniano per aver partecipato ai disordini scoppiati in seguito alle controverse elezioni di giugno e per i legami con un gruppo filo-monarchico.
Lo ha riportato oggi l'agenzia di stampa Isna, senza precisare le generalità dei condannati, ma - citando un portavoce del tribunale provinciale di Teheran - rivelandone solo le iniziali.

"Le condanne a morte sono state comminate per il coinvolgimento nei fatti post-elettorali e per affiliazione ad associazioni monarchiche iraniane e al Pmoi", ha detto il portavoce, riferendosi alla People's Mujahideen Organisation of Iran, un'organizzazione d'opposizione in esilio che sia gli Usa che l'Iran considerano una formazione terroristica.

"Le sentenze non sono definitive e i condannati poossono ricorrere in appello".

IRAN: D'ELIA, PENA MORTE SOLITO MODO MORTIFERO REGIME MULLAH

(AGI) - Roma, 10 ott. - Le condanne a morte dei tre oppositori politici e' stato il modo, come al solito, mortifero del regime dei Mullah di festeggiare la giornata mondiale contro la pena di morte. Lo ha detto Sergio D'Elia, Segretario dell'associazione radicale Nessuno tocchi Caino. "Il caso iraniano - ha precisato D'Elia - non e' solo emblematico del pericolo che per il mondo, oltre che per i propri cittadini, possono rappresentare i regimi illiberali, e' anche una cartina di tornasole della coerenza e decisione con cui le cosiddette democrazie intendono affrontare un tale pericolo". Invece di combattere, "il regime dei mullah, l'Europa 'dialoga' sui diritti umani e ora - ha aggiunto - pure l'America sembra voglia accreditarlo come parte della soluzione dei problemi in Medioriente, essendo invece parte rilevante del problema. La cifra del successo di questa politica diappeasement nei confronti del regime iraniano e' - ha osservato - nel numero delle esecuzioni, che aumentano di anno in anno". Nel2008 sono state effettuate in Iran almeno 346 esecuzioni e la situazione non sembra mostrare segni di correzione di rotta, considerato che nei primi nove mesi di quest'anno 'Nessuno tocchi Caino' ha gia' registrato almeno 324 impiccagioni, tra cui quelle di 4 minorenni.

IL VIDEO DELLA LIBERAZIONE E DELLA GIOIA DEI 36 MOJAHEDIN DEL POPOLO NEL CAMPO DI ASHRAF

video

venerdì 9 ottobre 2009

DOVE VA IL PREMIO NOBEL PER LA PACE?


nella foto il neo premiato Nobel per la pace!!! il presidente di colore Barak Hossein Obama
Con grande sorpresa ho appreso la notizia del premio Nobel per la pace durante il ritorno dalla Calabria! Ero stanco e sonnolente e stavo pensando di fermarmi per prendere l'ennesimo caffe' che il giornale radio Rai ha dato la notizia del premio Nobel per la pace al presidente di colore americano Barak Hossein Obama. Per la rabbia e per la frustrazione ho cominciato a gridare. Ho visto il sonno che mi abbandonava di fretta e furia temendo che c'e l'avessi con lui!!!
Cronologia recente del premio Nobel per la pace: Una volta viene premiata la prima donna musulmana di origine iraniana che post premio Nobel per la pace, esattamente due anni dopo, chiede ed ottiene la pena di morte per un presunto omicidio di nome Mohammad!!!Al momento dell'esecuzione, avvenuto nel carcere di Evin, la premiata Nobel firmava a Roma un appello contro la pena di morte!!!! E una altra volta viene premiata una persona che ha chiuso entrambi gli occhi sulla mattanza dei componenti della resistenza iraniana in campo di Ashraf per mano delle forze speciali irano-irachene!!!! E che continua a non vedere i mandanti e i killer iraniani che fomentano morte e violenza contro le popolazioni locali e le forze militari stranieri presenti in Afghanistan e in Iraq. Come se fosse una cosa normale. Yes We can ritirare di fronte all'avvanzata del terrorismo e del fondamentalismo islamico iraniano e' diventato non uno slogan bensi una strategia politica dell'amministrazione del neo premio Nobel.
Sinceramente non capisco piu' niente. Forse e' effetto di 1200 km di viaggio di andata e ritorno tra Roma e Calabria. Ma mi capita spesso che faccio questi lunghi viaggi, partendo la mattina presto e tornando la sera stessa. Ci tengo a tornare la sera a casa. Ma il problema non e' questo. Prima di tutto chiarisco che non ho nulla contro il presidente Obama che lo ammiro. E' salito al potere sull'onda dello slogan "YES WE CAN". Ma quando e' entrato in Casa Bianca ha cambiato il colore e l'identita'. Fin dall'inizio ha dimostrato una forte debolezza nei confronti del regime khomeinista e del suo terrorismo a tal punto che ha cominciato a parlare pure in arabo!!! Ha sostituito la fermezza con la leggerezza e la determinazione con la rassegnazione. Due fattori essenziali per affrontare il pericolo del fondamentalismo islamico come la piu' grande minaccia del terzo millennio.
Ecco perche' non capisco la motivazione della premiazione. Forse la mia stanchezza mi ha offuscato la parte grigia del mio cervello o forse la politica di accondiscendenza ha distrutto la parte grigia degli assegnatori dell'ormai ex prestigioso premio Nobel per la pace!
A nome della mia associazione desidero esprimere tutta la mia solidarieta' con il signor Nobel per le forti sofferenze a cui e' sottoposto anche dopo la sua morte.
E al presidente Obama faccio i miei migliori auguri sperando che questo premio gli apra gli occhi e lo faccia svegliare dal letargo in cui e' sommerso fin dall'arrivo in Casa Bianca.
Mi permetto a dirgli che le future generazioni lo giudicheranno non per i premi ma per i fatti concreti per la difesa dei diritti umani e del genere umano dal pericolo del fondamentalismo islamico di matrice khomeinista rappresentato attualmente dal regime dei mullah. E alla fine desidero sottolineare che i primi auguri espressi al presidente Obama sono stati quelli del regime di Teheran . Attenzione presidente questa e' un'altra trappola tesa dal regime di Ahmadinejad.
karimi davood, analista politico iraniano

mercoledì 7 ottobre 2009

GRANDE FELICITA' PER LA LIBERAZIONE DEI NOSTRI 36 OSTAGGI



Grande felicita e festa tra gli iraniani simpatizzanti della resistenza iraniana.
La manifestazione di oggi di fronte alla Camera dei deputati in piazza Montecitorio e' scoppiata in una grande festa all'arrivo della notizia del rilascio dei nostri 36 amici che da 70 giorni si trovavano nelle mani della polizia irachena e rischiavano seriamente la vita. I manifestanti con le bandiere dell'Iran e dei Mojahedin hanno ballato e festeggiato questa grande vittoria del popolo iraniano.
A nome dell'Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia desidero esprimere la nostra partecipazione in questo grande e storico momento di gioia e di entusiasmo e faccio i nostri migliori auguri al Presidente Maryam Rajavi, ai residenti del campo di Ashraf e ai nostri 36 eroi che con la loro determinazione e fermezza hanno neutralizzato un grande complotto dietro cui c'era il regime fondamentalista dei mullah. I 36 componenti della resistenza iraniana hanno dimostrato e rappresentato la ferrea volonta' del nostro popolo per portare a termine, al costo del sacrificio della propria vita, la grande battaglia per l'affermazione del diritto del popolo iraniano per aver un governo che sia l'espressione della maggioranza, pluralista e democratica.
Colgo occasione per ringraziare tutti coloro che in questi difficili giorni ci sono stati vicini e ci hanno sostenuto moralmente e politicamente in particolare i deputati e i senatori e personalita' politiche che hanno lavorato duramente e seriamente portando avanti una dura campagna di denuncia presso le autorita' americane e irachene chiedendo al governo di Al Maleki il rispetto dei diritti dei residenti del campo di Ashraf ricordando anche al governo degli Stati Uniti D'America che e' il responsabile numero uno della sicurezza dei residenti del campo di Ashraf come persone sotto la tutela della quarta Convenzione di ginevra e riconosciute ufficialmente come persone sotto la tutela. Va ricordato che ognuno di questi ragazzi del campo di Ashraf, dopo il loro disamro da parte degli americani hanno firmato un accordo cedendo le armi in cambio della salvaguarduia della loro sicurezza.
Tantissimi auguri ai combattenti del campo di Ashraf, al presidente Maryam Rajavi, a questi 36 eroi e a tutto il popolo iraniano.
karimi davood, presidente dell'associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia

GRANDE NOTIZIA DI GIOIA E DI VITTORIA! LIBERATI I 36 OSTAGGI

LIBERATI I 36 OSTAGGI E CONSEGNATI AL OSPEDALE DEL CAMPO DI ASHRAF
GRANDE SCONFITTA PER IL REGIME TERRORISTA DEI MULLAH
GRANDE VITTORIA PER LA RESISTENZA IRANIANA E PER TUTTI COLORO CHE CONSIDERANO IL CAMPO DI ASHRAF COME UNICA ROCCAFORTE CONTRO ESPANSIONE DEL TERRORISMO E DEL FONDAMENTALISMO ISLAMICO IRANIANO
GRANDE FESTA E GIOIA IN TUTTO IL MONDO
LA VITTORIA DELLE MANI NUDE CONTRO LE ARMI E LA FERREA VOLONTA DI ANNIENTARE TUTTI I COMPONENTI DEL CAMPO DI ASHRAF



In questi istanti la tv della resistenza iraniana, Symaye Azadi, sta diffondendo il messaggio del presidente Maryam Rajavi a proposito della liberazione dei 36 ostaggi Mojahedind del Popolo che da 70 giorni si trovavano nelle mani della polizia irachena e nonostante tre sentenze della Corte Irachena venivano illegalmente tenute nelle carceri irachene.
Questa grande notizia arriva dopo 70 giorni di lotta ininterrotta e senza sosta di tutti i residenti del campo di Ashraf e di tutti i sostenitori della resistenza iraniana in tutto il mondo dove in numerose citta euroamericane gli iraniani hanno organizzato i scioperi della fame.
Signora Maryam Rajavi ha fatto i suoi auguri ai 36 ostaggi e a tutti coloro che li hanno sostenuti sia politicamente che moralmente in particolare ha ringraziato le personalita stranieri che hanno voluto sostenere la legittimita della lotta di questi ostaggi.
Faccio i miei migliori auguri e ringraziamenti a chi ci ha sostenuto e rimasto al nostro fianco in particolar modo desidero ringraziare il dott. Aldo Forbice che nel suo quotidiano programma Zapping ha sensibilizzato opinione pubblica italiana sui pericoli a cui sono sottoposti i ragazzi e le ragazze di Ashraf.
grazie a tutti e auguri alla nostra amatissima presidente Maryam Rajavi
karimi davood

UN INTERESSANTE INTERVISTA RILASCIATA DALL-INVIATO DEL RADIO VATICANO, FAUSTA SPERANZA SUL CAMPO DI ASHRAF

PER FAVORE FATE COPI INCOLLA PER POTER VISIONARE IL FILMATO
GRAZIE KARIMI
http://www.faustasperanza.eu/interviste/ashraf.html

martedì 6 ottobre 2009

LETTERA URGENTE AL MINISTRO DEGLI ESTERI FRANCO FRATTINI

Care amiche e cari amici
i 36 ostaggi iraniani appartenenti alla resistenza iraniana che si trovano nelle mani irachene si trovano in una situazione assai critica e pericolosa. Vi chiedo di firmare questa lettera indirizzata al ministro Frattini in cui chiediamo il suo intervento a favore della liberazione di questi 36 ostaggi che da quasi 70 giorni sono in sciopero della fame.
grazie
karimi
Egregio Ministro degli Esteri, On. Franco Frattini


Intorno alle 13 di oggi, 1° ottobre, le forze di oppressione dell’Iraq hanno fatto una violenta irruzione nella prigione della città di Khalis per trasferire a Bagdad con la forza i 36 ostaggi, membri dei Mojahedin del popolo. I 36 rifugiati iraniani erano stati sequestrati dalle forze d’aggressione irachene in seguito all’attacco violento al campo di Ashraf, dove risiedono i rifugiati iraniani, attacco che ha causato 11 morti e più di 500 feriti.
I Mojahedin del popolo, ostaggi indifesi nelle mani delle aggressive forze irachene, appellandosi alla terza sentenza della magistratura di Khalis che riafferma la loro liberazione, hanno opposto resistenza al trasferimento forzato. La magistratura irachena aveva confermato, per la terza volta, il 28 settembre, di aver “ordinato a tutte le stazioni di polizia di liberarli ovunque si trovassero”. Ma i vili mercenari iracheni hanno nuovamente commesso un grave crimine contro l’umanità ed hanno selvaggiamente picchiato gli ostaggi indifesi al loro 65° giorno di sciopero della fame. Gli ostaggi, debilitati per lo sciopero della fame, svenuti e accasciati a terra, sono stati ammanettati e caricati sulle automobili degli aggressori iracheni e trasferiti in un luogo ignoto.
Ieri, 30 settembre, molti parlamentari iracheni hanno espresso la loro forte preoccupazione per i 36 rifugiati di Ashraf e hanno dichiarato: “Impedire l’esecuzione della sentenza della magistratura è un atto arbitrario che viola le leggi e i diritti dei cittadini iracheni e che offende la sacralità della legge e della giustizia. Questo vuol dire togliere libertà a persone la cui innocenza è dimostrata, questa violazione è perseguibile dalla legge ”.
La Resistenza Iraniana, considerando che i Mojahedin del popolo residenti ad Ashraf hanno consegnato le loro armi e firmato un accordo con le forze americane in Iraq, le quali si sono impegnate a tutelare la loro vita, ritiene che l’ambasciata statunitense a Bagdad e le forze statunitensi siano responsabili della salvaguardia della vita dei 36 ostaggi e pertanto sono loro che devono attivarsi, senza indugi, a farli tornare nella loro residenza al campo di Ashraf.
La signora Maryam Rajavi, Presidente eletta del CNRI, in una lettera al presidente Barack Obama e alle autorità politiche e militari statunitensi ha ricordato l’urgenza e la necessità di una loro iniziativa per porre fine a questa tragedia.
Chiediamo al Governo italiano e a Lei, come Responsabile della politica estera, di intervenire con la massima tempestività presso il governo iracheno per evitare cha si perpetui una catastrofe umanitaria annunciata.

per firmare clikkare per favore su questo link
http://www.donneiran.org/index.php?option=articles&task=viewarticle&artid=19

domenica 4 ottobre 2009

LA POLITICA DEL YES WE CAN E' ANTIDOTO DEL FONDAMENTALISMO ISLAMICO?

Quando il presidente di colore americano è salito al potere ha anche portato con se una oceanica speranza di coloro che credevano nella sua onesta politica e umana investendo tutta la loro speranza. Esattamente come quelli investitori italiani che avevano affidato tutto il loro risparmio in una famosa società di latte italiano.
Anche il mondo intero ha fatto altrettanto e ha investito tutto ciò di cui era in possesso sperando che la politica del presidente nero americano cioè " Yes We Can" possa produrre più pace e più sicurezza. Analizzando l'anno passato vediamo che che questa politica ha servito sul piatto d'oro solamente il regime dei mullah in molti campi. La politica del "Yes..." ha dimostrato una fortissima debolezza nei confronti dell'Iran che è senza precedenti nella storia dell'America. Il presidente Obama nella scelta tra il "nemico e il nemico del nemico" ha preferito fare la scorciatoia e ha scelto direttamente il nemico! sperando cosi di poter risolvere direttamente i problemi trascurando fortemente la natura e l'identità del "nemico" che è esattamente il fondamentalismo islamico di matrice khomeinista cioè quella ideologia del male che ha condotto il mondo in una innumrevoli tragedie e stragi. Il problema fondamentale secondo me nasce anche dalla natura e dalla identità del "Yes We Can". Una politica che al posto di diagnosticare il male va alla sua convivenza chiudendo entrambi gli occhi sulla sua crescita ed espansione. Il presidente Obama dovrebbe sapere che il fondamentalismo islamico è un nuovo fenomeno che va studiato nei minimi particolari e dettagli e va affrontato di conseguenza senza trascurare alcun ipotesi.
Prima di tutto bisogna capire quali sono i suoi obiettivi e traguardi e quali sono i suoi mezzi e vettori su cui si espande nel mondo. Una volta indovinati gli obiettivi e i mezzi a sua disposizione si può tranquillamente proporre una soluzione idonea al problema. Ma il presidente Obama fin dall'inizio ha dimostrato una forte debolezza nei confronti dell'Iran e del suo pericolo ed ha cominciato subito a cadere in un grande tranello tesogli dagli stessi mullah iraniani. Ha inziato a scrivere al capo supremo Ali khamenei sperando di poter fargli colpo e farlo portare sul binario giusto senza sapere che i mullah per la loro stessa natura "ricevono volentieri le donazioni ma non danno nulla in cambio"! Non bisogna dimenticare che questa politica un successo l'ha avuto: aver conquistato l'amore del fondamentalismo iraniano al prezzo della vita di migliaia di soldati americani, italiani, inglesi e cittadini innocenti in Iraq e in Afghanistan!
Un'altro esempio del successo di questa politica è stato il recente attacco delle forze armate irachene comandati dall'Iran contro il campo di Ashraf in Iraq, dove vivono 3500 oppositori e combattenti iraniani. Questo disumano atto di violenza è stato il frutto inequivocabile di questa politica. "Yes we can" ha chiuso gli occhi su questa barbara mattanza degli oppositori del regime dei mullah calpestando interamente gli stessi impegni presi con ogniuno di questi uomini e donne che in cambio della loro protezione e sicurezza avevano ceduto tutte le loro armi agli americani firmando con loro un patto di sicurezza!!!! Tutto ciò stranamente è avvenuto all'indomani della grande rivolta popolare che grazie al sacrificio di centinaia di persone come Neda hanno dimostrato la illegittimità del regime iraniano. Secondo me l'operazione della repressione del campo di Ashraf è stato un premio al secondo mandato del passdar terrorista Ahmadinejad. Un governo che è nato contro la stessa costituzione del regime di Teheran.
I residenti del campo di Ashraf hanno rispettao in pieno questi accordi ma l'America di Obama ha tradito tutte le convenzioni internazionali in materia dei diritti umani e della protezione delle persone tutelate dalle convenzioni di Ginevra, abbandonando i membri della resistenza iraniana nelle mani furiose e criminali dei mullah. Il presidente Obama chiudendo gli occhi su questo genocidio ha pensato di poter addolcire l'anima del mostro iraniano attenuando la sua terroristica pressione sui suoi soldati dislocati in Afghanistan e in Iraq. Ma inutile. Il fondamentalismo islamico è incontentabile. Nel senso che è soddisfatto per pochi secondi e poi parte all'attacco: gli attentati in Afghanistan e in Iraq nella zona verde sono il frutto della politica del "Yes we can". Esattamente come Hitler che di fronte alla politica di accondiscendenza di allora avvanzava costantemente altre richieste. Il risultato di quella politica è ben presente a tutti.
Ma attenzione, se qualcuno ha pensato che Teheran si accontenterà della totale distruzione del campo di Ashraf fa un grave errore strategico. Dopo Ashraf, il regime di Ahmadinejad organizzerà un interminabile inferno contro gli stessi americani costringendoli a scappare dalla regione con la coda tra i piedi. Anche perchè non ci sarà più la grande diga che aveva fermato per parecchi anni l'espansione del fondamentalismo islamico in Iraq e nella regione.
Un consiglio al presidente Obama: l'errore fa parte del genere umano. Non è ancora tardi. Il regime dei mullah non ha ancora costituito la sua bomba atomica ed è molto fragile. Il suo terrorismo è il segno della sua fragilita e debolezza. In mezzo a tutto ciò esiste un terzo fattore che è il popolo iraniano come la principale protagonista del teatro attuale. Meglio investire nelle speranze della popolazione e non nel futuro del fondamentalismo islamico. Il popolo iraniano rimarrà e il regime dei mulla prima o poi finirà nella pattumiera della storia. Bisogna scegliere di restare con le aspirazione democratiche della popolazione oppure finire con il regime di Ahmadinejad nella pattumiera della storia.
Presidente Obama, la scelta non è difficile. Ci vuole un pò di coraggio, determinazione e fermezza. Per il resto a far cadere il regime del male e della violenza ci pensiamo noi. Noi siamo determinati, fermi, seri e convinti di farcela.
Noi, non calpestiamo i nostri impegni, li rispettiamo e li portiamo a termine al prezzo del nostro sangue. Credo che i ragazzi e le ragazze del campo di Ashraf ne abbiano dimostrato un piccolo esempio.
Auguri presidente Obama.

karimi davood, presidente dell'associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia

la lettera del responsabile del Centro degli Intellettuali e degli Artisti Progressisti Iraniani in Italia al ministro Franco Frattini


Nella foto il famoso scultore di origine persiano Reza Olia

Arresto illegale e pericolo di trasferimento in Iran di trentasei oppositori al regime.

03 October 2009
All’attenzione del
Ministro degli Affari Esteri
Dott. Franco FRATTINI
Ministero degli Affari Esteri
ROMA, 2 ottobre 2009
Egregio Signor Ministro,

Le scrivo per esprimerLe a nome del Centro degli Intellettuali e degli Artisti Progressisti Iraniani in Italia la forte preoccupazione per la vita dei trentasei cittadini iraniani membri dell’organizzazione Mojaheddin del Popolo residenti ad Ashraf (Iraq).
Il giorno 28 luglio la polizia irachena con un intervento estremamente aggressivo e violento ha prelevato le trentasei persone in oggetto e le ha richiuse in carcere.
Dopo una protesta internazionale a loro favore, il Tribunale di Baghdad ha preso in considerazione il caso e ha ordinato per ben due volte la scarcerazione dei trentasei Mujaheddin del popolo. L’autorità irachena, non considerando assolutamente le ordinanze di scarcerazione, ha mantenuto tali persone in carcere contro qualsiasi regola.
Signor Ministro, Le scrivo perché proprio oggi queste trentasei persone, residenti in Ashraf, che combattono per la democrazia e la libertà in Iran, sono stati trasferiti in un luogo sconosciuto.
Tale inaccettabile operazione di sequestro avviene da parte del governo iracheno sotto l’influenza e la spinta del regime iraniano.
Signor Ministro, c’è il concreto pericolo che queste persone vengano trasferite in Iran, visto che il regime ne ha già richiesto l’estradizione, e questo significa per loro esser condannati a morte.
Signor Ministro, mi rivolgo ad Ella a nome del mondo della cultura iraniana al fine di poter intervenire sia a livello diplomatico che governativo per salvaguardare la vita di trentasei persone che combattono un regime responsabile oggi di gran parte delle azioni terroristiche nel mondo.
Le chiedo di fare ciò che è in Suo potere per fermare il trasferimento di questi trentasei membri dei Mojaheddin del Popolo, che combattono per la libertà e per la democrazia in Iran.
RingraziandoLa per l’interesse che Ella avrà per questa delicata situazione, porgo
distinti saluti.
Il Responsabile del Centro
Lo Scultore
Reza Olia


Via San Lorenzo n. 24
Fiano Romano (RM)

sabato 3 ottobre 2009

IL GIORNALE: Iran: "Gli ayatollah mentono, ci sono altri siti nascosti"

Vi propongo un interessante intervista del mio carissimo collega Alireza Jafarzadeh, autore del libro "Iran atomico", pubblicato l'anno scorso in Italiacon il grande contributo del dott. Aldo Forbice . Alireza è uno dei massimi esperti in questione atomica iraniana e d è stato il primo a smascherare, nel 2003, tutti i piani segretissimi della bomba atomica islamica del regime dei mullah.
Alireza nel suo libro pubblica il risultato "dell'autopsia" che ha effettuato sul corpo del regime dei mullah fin dalla sua maligna nascita nel 1979. Nel libro non si parla solamente della bomba atomica ma si punta il dito contro il fondamnetalismo islamico di matrice khomeinista che è la base pericolosa della minaccia iraniana. Il fondamentalismo è mille volte più pericolosa della bomba atomica per cui bisogna concentrarsi oltre alla bomba anche al pensiero disumano e misogino del fondamentalismo islamico che fin dal 79 ha condotto l'intero mondo verso una inaudita violenza e guerra che fino ad oggi ha prodotto milioni di vittime innocenti: dal sud al nord del mondo e dall'est all'ovest. Non c'è un posto che sia risparmiata dalla sua furia. Ha colpito e colpisce tuttora in pieno giorno e ti guarda anche negli occhi attorno al tavolo dei negoziati di Ginevra sorridendo e premendo il griletto e il detonatore delle bombe e delle autobombe che hanno portato via 6 militari italiani in Afghanistan oggi e a Nassiriah ieri!
Purtroppo per l'occidente il pericolo del fondamentalismo è un fatto non ancora ben conosciuto. Immaginiamo un piatto di veleno su cesto di fuoco di altissimo calore. Quale è più pericoloso? Naturalmente il cesto di fuoco che aumenta anche gli efetti devastanti del veleno. La verità è che il regime iraniano sa benissimo che l'uso della bomba atomica è un fatto irrealizzabile e chiunque si osi a farlo è già finito e spazzato via dalla terra( riferisco al regime dei mullah), ma l'uso costante del kamikazze in tutti i paesi interessati è un fatto assai facile e anche produttivo! Allora perchè è cosi impegnato a portarlo a termine ad ogni costo? la risposta è semplice per dare una copertura nucleare al suo regime e all'espansione del regno islamcio dei mullah nella regione. Naturalmente una volta che Iran diventa atomica sente più protetto e di conseguenza diventa anche più aggressivo e incisivo.
Chiudo e aggiungo che il fondamentalismo islamico+la bomba atomica islamica uguale la distruzione totale del mondo civile contemporanea.
karimi davood


Friday, 02 October 2009
L’INTERVISTA L’ESULE
di Marta Allevato

il Giornale, 2 ottobre - Alireza Jafarzadeh è un iraniano esule negli Stati Uniti, analista politico per Fox News e autore del libro L' atomica di Teheran (Guerini e Associati).
Nel 2002 è stato lei, con le informazioni del Consiglio nazionale per la resistenza iraniana (gruppo d'opposizione al regime, ndr) a rivelare l'esistenza del sito nucleare di Natanz, dove l'Iran aveva nascosto forse la maggior parte del suo programma nucleare.

«E da allora molti altri casi hanno dimostrato che Teheran continua a mentire. L'ultima rivelazione sul sito di Qom era stata già in parte denunciata dal Consiglio nazionale per la resistenza iraniana nel 2005, quando avevamo svelato la costruzione di tunnel ad opera della ditta Khatem di proprietà delle Guardie rivoluzionarie».
Cosa significa?
«Che ora, dopo quattro anni, il mondo ha scoperto l'intero quadro del programma nucleare portato avanti in quella zona. Ma si tratta solo della punta di un iceberg«.
Cosa nasconde ancora l'Iran?
«Ad esempio ci sono altri due altri siti a Teheran, focalizzati sulla produzione di armamenti e su test e simulazioni di esplosioni in vista della bomba atomica».
In cosa consiste il programma nucleare dei mullah?
«Ci sono tre parti: l'arricchimento dell'uranio per la bomba atomica, la costruzione di testate nucleari e il sistema di missili per lanciarle».
A che punto è arrivato il regime?
«Ha ottenuto risultati nella prima e nella terza fase e ora è concentrato sulla parte più difficile che è la costruzione di testate nucleari».
L'Agenzia internazionale per l'energia atomica ne è a conoscenza?
«È la parte più segreta del programma e sotto il completo controllo delle Guardie della rivoluzione. L'Aiea ha fatto poco per avere maggiori informazioni, anche perché Teheran non permette l'accesso a molti siti».
I recenti test missilistici sono una provocazione o una reale minaccia?
«Teheran ha un avanzato programma missilistico di cui gli Shahab-3, Ghadar e Sejil sono solo degli esempi. Le mie fonti nel Paese mi dicono che il raggio di azione dei missili sperimentati in questi giorni supera di gran lunga i duemila chilometri di cui parla il regime; ormai sono molto vicini ad ottenere missili da tremila chilometri».
Capaci, quindi, di raggiungere anche Stati europei?
«Esatto. Questo dimostra che nonostante le promesse di collaborazione e l'impegno per un programma nucleare pacifico, l'ambizione nucleare di Teheran è in fase avanzata e non si è mai fermata negli ultimi sette anni, cioè da quando sono cominciati i negoziati».
E Ginevra?
«Come tutti i negoziati dal 2003, porterà solo al rafforzamento del regime».


 
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